Il Tirreno

zeri 

«Lupi in azione ma il risarcimento è di soli 20 euro per ogni capo ucciso»

Donatella Francesconi
«Lupi in azione ma il risarcimento è di soli 20 euro per ogni capo ucciso»

È cambiato il comportamento del predatore per eccellenza che adesso si avvicina sempre più spesso ai centri abitati

3 MINUTI DI LETTURA





ZERI. Non esita a parlare di «situazione drammatica per noi allevatori» Diego Rubini dell’omonima azienda a conduzione familiare nella frazione di Coloretta: il nemico numero uno è il lupo, ma anche a rincari non si scherza. L’ultima preda del lupo è di lunedì: una pecora « ha colpito a 50 metri dalla abitazione dove abitano i miei genitori». Il lupo 2022 non ha paura di spingersi vicino ai centri abitanti, spiega Rubini: «Segue quello che fanno gli altri animali, dai cinghiali ai caprioli». Ma non è l’unica novità nel comportamento del predatore per eccellenza: «Un tempo il lupo arrivava di notte e colpiva col buio. Ora, sapendo che ci sono i cani a difesa del gregge, arriva molto di soppiatto, con una caccia un po’ più da felino che da lupo». L’animale si acquatta «e aspetta che qualche capo “sbranchi”», magari per bere. Come accaduto all’ultima pecora uccisa ai Rubini, che il lupo ha azzannato vicino al ruscello, sul pascolo più basso (700 metri di altezza), mentre l’altro si trova più su, a 900 metri di altezza.

Nella zona in cui si trova l’azienda agricola della famiglia di Rubini «sono 30 anni che ci siamo accorti della presenza lupo e abbiamo notato un cambio di abitudini anche dopo l’introduzione dei pastori maremmani. I primi li andammo a prende in Abruzzo circa 30 anni fa e sono davvero l’unico modo per salvarsi un po’ dai lupi».

Lupi che «sono tanti», continua Rubini, «perché gli avvistamenti sono sempre più frequenti e sempre più vicini ai centri abitati». A differenza di quella che era l’abitudine atavica del predatore: «Una volta i lupi stava molto lungo i crinali per spostarsi più agevolmente. Oggi, invece, hanno quasi abbandonato i crinali a meno che non si debbano spostare per lunghi tragitti».

Negli anni gli allevatori sono drasticamente diminuiti e ha gettato la spugna «soprattutto chi non allevava in modo professionale. Ci sono stati attacchi notturni che hanno causato anche 15/16 uccisioni in una sola volta. Su trenta pecore significa perderne la metà». E non vedersi rimborsato quasi niente.

«Chi ci dovrebbe sentire anche solo per risarcirci non ci sente», è l’amarezza di Rubini, che aggiunge: «È difficilissimo ottenere il risarcimento per tutti i cavilli burocratici e perché mancano sempre i fondi di copertura». Senza contare che il risarcimento «ammonta a 20 euro per ogni pecora» a fronte di un bollettino post verifica del veterinario che costa 27 euro. Cifre che suonano come una beffa.

Soprattutto per chi svolge attività che tanto prestigio danno al territorio sul quale vengono esercitate e che, invece, devono fare ogni giorno i conti con gli aumenti, senza poter contare su aiuti sostanziali: «Il costo del fieno è raddoppiato dal 2021 e le granaglie sono passate da 16 euro a 60 al quintale in tre anni. Il nostro sta diventando un mestiere disastroso».

Parola di chi gestisce «l’azienda più grossa della Lunigiana» per quanto riguarda le bestie da carne. Con «mucche tutte allevate al pascolo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato