Il Tirreno

erosione 

«La diga foranea più lunga? Un danno per le spiagge»

Manuela D’Angelo;
«La diga foranea più lunga? Un danno per le spiagge»

La presa di posizione di Umberto Nesi, per il gruppo di studio Astra, dopo le criticità di Arpat sull’ampliamento del porto di Marina di Carrara

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CARRARA. Le criticità sollevate da Arpat in materia di ampliamento del porto di Marina di Carrara hanno già innescato il dibattito cittadino. A parlare è Umberto Nesi, perito industriale, imprenditore e presidente del gruppo di studio Astra (Associazione sviluppo territorio rilancio apuano): «La nostra associazione», spiega Nesi, «intende affrontare il problema dell’ampliamento del porto concentrandosi su due fatti chiari e noti da oltre 70 anni ai cittadini e politici, ovvero l’erosione e il trend negativo dell’economia turistica del territorio di Massa».

Quanto all'ampliamento del porto fino alla foce del torrente Carrione, continua Nesi, «fra le misure operative viene indicato nel Piano regolatore portuale che particolare attenzione andrà posta alla foce del fiume, sebbene non interessato da alcune ipotesi di ampliamento portuale. Tale dichiarazione risulta in contraddizione con quanto già affermato nella progettazione esecutiva “Ambito 1” che prevede lavori consistenti in corrispondenza della foce: la nuova viabilità per l’ingresso al porto, l'allungamento del pennello esistente, la realizzazione di un nuovo ponte, tanto che la stessa Arpat, nel suo documento, afferma che non è chiaro l’assetto conclusivo del Carrione viste le informazioni parziali riportate. Riguardo l’allungamento dell’opera foranea di sopraflutto non risulta invece nessuna citazione dell’Autorità portuale, se non quella di rito e cioè che si tiene conto nella realizzazione “di mode e forme adeguate a garantire la salvaguardia dell’equilibrio costiero locale”».

Ma ad Astra non basta: «Rimarchiamo», sottolinea Nesi, «che tutti gli scienziati internazionali hanno individuato nella realizzazione del porto la causa della perdita delle spiagge del litorale massese dal confine con Carrara e quindi dal Lavello al Poveromo. Tutte le opere, dal 1942 ad oggi – scogliere, idrovore, pali in legno e in ferro, geo-tubi e ripascimenti stagionali – non hanno risolto il fenomeno erosivo delle spiagge che avanza imperturbato sempre più a sud coinvolgendo a breve il litorale di Montignoso e di Vittoria Apuana. L’allungamento della nuova diga foranea, inevitabilmente, esalterà il fenomeno di erosione con ulteriore perdita economica dell’economia turistica. Ma l’Autorità portuale continuerà a ribadire che “il porto è una grandissima opportunità per il territorio, anche per le spiagge e gli stabilimenti balneari”».

In conclusione, il contributo di Astra è quello di «soffermarsi sui requisiti dell’illecito da addebitare a chi progetta o compie nuove ed ulteriori opere che deturpano le coste e l’economia. Posto che in questo ambito appare praticamente impossibile ristabilire lo status quo ante e, quindi, ristorare integralmente i soggetti danneggiati, dimentichiamo pure il passato ma non accettiamo più in passivo silenzio nuovi danni e pregiudizi al litorale causati da opere innaturali e “maldestre”».

Massa, Montignoso e Forte dei Marmi – conclude Nesi – «devono attuare tutte quelle opere e quegli investimenti necessari alle attività industriali e artigianali del manifatturiero, ma in piena armonia con il porto di Marina di Carrara, per un serio rilancio delle attività “balneari” che patrimonializzano positivamente l’intero territorio. Ben vengano pertanto iniziative interne all’attuale porto quali la realizzazione del travel-lift, la ottimizzazione delle attuali attività dando ulteriori spazi alla cantieristica e diportistica, il mantenimento del molo a favore delle società Baker Hughes-Nuovo Pignone. Ma, per piacere, non creiamo ulteriori danni all’ambiente e all’economia del litorale con ampliamenti in pieno conflitto con la natura e con le attività turistiche già fortemente colpite dall’erosione».

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