La protesta
La scuola di infanzia e l’arte di giocare per accogliere i piccoli ucraini
La paritaria Alberto Angelini ha ospitato due piccoli profughi. La maestra Brunella: i bambini hanno un potenziale enorme
MASSA. È vero: le parole sono potenti. Ma ci sono codici di comunicazioni che quella potenza la valicano e i bambini quei codici li conoscono. Non importa se la nuova amichetta, 3 anni, l’italiano non lo capisce e articola solo qualche parolina in ucraino, non importa se il bambino arrivato all’asilo mercoledì non sa come si dice “nascondino” e neppure “costruzioni”. Non importa perché sa giocare. Basta e avanza. L’accoglienza è una cosa semplice: lo dimostrano i bambini della scuola di infanzia paritaria Alberto Angelini di Poveromo. Qualche giorno fa Bruno Ciuffi, presidente della Misericordia massese, chiama la maestra e coordinatrice della scuola Brunella Bastiani: con la confraternita ha accompagnato a Massa alcuni profughi ucraini. Mamme con bambini. Sa che Brunella lo aiuterà e non sbaglia: da mercoledì due bambini, un piccolo di 3 anni e una bimba di 5 hanno iniziato il percorso di inserimento all’asilo. Brunella alla mamma di uno di loro, che parla italiano, chiede di insegnarle poche parole. Le più semplici: fame, sete, pipì. Non le serve di più, lei con i bambini lavora da decenni e sa che ci si può fidare di loro. Del grande potenziale di chi, dopo tanto dolore, prova a ricostruire, e di quello di chi accoglie senza paura di differenze e ostacoli. Funziona. Perchè i due piccoli profughi sono sereni durante le ore all’asilo. È l’emozione più grande per le loro mamme e per le insegnanti che vedono ancora una volta tutta la potenza della scuola, la forza di unire: «Appena Bruno ci ha contattato – racconta Brunella – ci siamo resi disponibile ad accogliere bambini ucraini. Abbiamo fatto le verifiche sulle vaccinazioni obbligatorie, atteso gli accertamenti Asl, informato la questura». E mercoledì i due piccini arrivano a scuola: il primo giorno con loro ci sono le mamme. Un inserimento, un nuovo inizio perchè all’asilo andavano già, tutti e due. Nel loro paese. A casa. Adesso ricominciano, ma con un coraggio enorme, quello che giovedì li fa rimanere all’asilo fin dopo pranzo e consente loro di stare senza mamma venerdì. Oggi proveranno a restare fino alla 16, tra i colori, i cartelloni, le costruzioni. Come nei paesi in cui non c’è la guerra. Ai compagni le maestre hanno parlato del loro arrivo, con naturalezza: «È un periodo difficile per i bambini. Prima il Covid, poi la guerra. Abbiamo uno sportello psicologico a scuola, una professionista che ci aiuta e sostiene. Abbiamo spiegato agli alunni che era importante creare un clima favorevole ai nuovi amichetti, evitare le urla, la confusione. E loro lo hanno fatto, hanno accolto i nuovi amici con entusiasmo». Il primo giorno i due bimbi ucraini sono stati insieme, da giovedì sono in sezioni diverse, in base alla loro età: «È importante che stiano serenamente con tutti, che, anche per l’uso di una lingua condivisa, non stiano solo loro due. Nonostante tutto li vediamo giocare sereni. È una grande responsabilità per noi. Hanno lasciato la casa, gli affetti, la scuola. Ricominciano da zero». Ma i bimbi hanno forza, risorse e la grande capacità di accogliere e farsi accogliere. Oltre le parole. Con l’arte universale di giocare insieme.
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