Gioco
I soldi del marmo per una nuova scuola: il re del Calacata “firma” il liceo di Marina
Tra i progetti legati al regolamento degli agri marmiferi spunta quello presentato da Borghini per il plesso di via Marco Polo
Carrara. In estate quella scuola era stata al centro del dibattito pubblico. Le iscrizioni in crescita e la proposta di una rotazione: gli studenti del liceo delle scienze umane – 17 classi l’anno scorso, con sede in via Marco Polo a Marina di Carrara – nella sede storica del classico “Repetti” a Fossola, e viceversa. Un’ipotesi che aveva portato a scioperi e a un tavolo con palazzo ducale (la competenza degli istituti superiori è della provincia), e a una soluzionetemporanea con alcune classi delle scienze umane trasferita al “Repetti”. Da quell’incontro però era emerso anche un altro aspetto: «Come prospettiva futura l’impegno che ci prendiamo come Provincia è quello di elaborare per la sede del liceo delle scienze umane un progetto esecutivo», diceva il presidente Gianni Lorenzetti. Carte da presentare poi alla Regione Toscana per i bandi sull’edilizia scolastica per i finanziamenti. Ebbene, quest’ultimo passaggio probabilmente potrebbe non servire.
Sì, perché i soldi necessari arriverebbero dal “re” del Calacata, Paolo Borghini, imprenditore del lapideo carrarese. Quest’ultimo ha presentato a palazzo civico il restyling della scuola di via Marco Polo nei noti progetti disciplinati dal sotto-regolamento e legati all’articolo 21 del testo sugli agri marmiferi, quello che disciplina il periodo transitorio delle concessioni. Traducendo in estrema sintesi, una fisarmonica temporale pronta ad allungarsi a fronte da un lato della lavorazione in loco (la famosa filiera corta), dall’altro a suon di progetti appunto presentati dalle imprese del marmo con una ricaduta per la città. Come una scuola nuova: «Sì, – conferma l’imprenditore al Tirreno –, il progetto è quello provinciale, adesso ci auguriamo che tutto possa andare bene per un intervento importante per la comunità». Difficile, in questo momento, parlare di costi precisi: certo, sarà un investimento importante; non semplice pronosticare le tempistiche in questa fase.
Le aziende hanno tempo fino al 30 aprile per presentare la bozza di convenzione generale in Comune (quella per accedere al periodo transitorio), con i progetti (preliminari, ma con una fattibilità concreta e ben delineata) e l’atto di avvalersi almeno per il 50 per cento della filiera corta. O meglio, due le opzioni per poter incrementare il periodo transitorio per un massimo di 25 anni (il conteggio parte dal 2016): la filiera corta almeno al 50 per cento con i progetti (valutati dalla commissione ad hoc che stabilirà, massimo in tre mesi, ammissione, punteggi, traducendoli in anni); oppure si potrà aumentare la percentuale della lavorazione in loco. Un esempio? Da regolamento chi lavora sul territorio l’80 per cento dell’escavato può raggiungere i 25 anni, il massimo; il minimo è quello dei 13 anni.
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