Il Tirreno

Turimar, niente asta: chiesto il concordato preventivo

Uno scorcio della Colonia Torino
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Uno scorcio della Colonia Torino

Massa, colpo di scena alla vigilia della vendita da parte dei soci, grandi nomi dell'imprenditoria apuana

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MASSA. Colpo di scena nella vicenda Turimar, proprio alla vigilia della vendita all’asta, fissata per oggi, delle colonie che fanno parte del complesso turistico della società, Torino e Olivetti, rispettivamente a 5,6 milioni e a 1,8 milioni. In extremis è stata infatti depositata dai soci la richiesta di concordato preventivo, una mossa che di fatto blocca la vendita all’asta ed apre una fase nuova nel futuro dell’azienda.

Ricordiamo che i soci della Turimar sono nomi nobili della nostra provincia: una piccola quota è in capo ad Anna Schiaffino, figlia del mitico professor Lorenzo Schiaffino, profeta del turismo low cost e dai grandi numeri; con una quota di poco inferiore al 50% ciascuna ci sono Sara Giannelli, erede di Daniela Conti, proprietaria dell’Excelsior, nipote di Giorgio Conti l’inventore della Red Graniti; e la famiglia dell’armatore e re degli spedizionieri Enrico Bogazzi. Insomma, famiglie doc, che provano a cercare la strada complicata dei "libri in tribunale", a carte scoperte, per tentare di pagare i debiti, seppure non integralmente.

Le strutture della Turimar da anni non sono aperte al pubblico e la società non svolge nessuna attività. Sembra di capire che la speranza sia quella di trovare un investitore del settore turistico o immobiliare che paghi parzialmente i debiti, rilevi gli immobili e punti poi sulla rinascita del turismo e sul potenziale rilancio delle strutture, forse anche sulla spinta dell’operazione della Colonia Motta, acquisita da un imprenditore foggiano, seppure a un prezzo molto ridotto, per la quale sono già avviati i progetti di ristrutturazione. La partita è sempre quella: riuscire a mettere insieme il turismo e una quota di immobiliare, in modo da rendere sostenibile l’investimento. Un’operazione che negli anni non è riuscita, e che ora le imprenditrici cercano di riprovare o semplicemente di abbandonare, lasciando il campo ad altri.

Ricordiamo che il concordato preventivo è una procedura prevista dalla legge fallimentare, un istituto che, da definizione, consente al debitore che si trova in stato di crisi di evitare le conseguenze pregiudizievoli del fallimento. Si cerca in sostanza di arrivare, attraverso il Tribunale, ad un accordo con i creditori sulle modalità con cui dovranno estinguersi le singole obbligazioni.

Una cosa alla volta. Il deposito della domanda è di questi giorni: se il giudice delegato ammetterà la società alla procedura, i soci potranno conservarne l’amministrazione sotto il controllo di un Commissario giudiziale nominato dal Tribunale, che avrà il compito di accertare le cause del dissesto, di informare i creditori sulla situazione della società, affinché possano esprimere il proprio voto sul concordato dopo essere stati adeguatamente informati, e di vigilare inoltre sulla regolarità dell’esecuzione del concordato da parte della società debitrice e dei sui amministratori. I maggiori creditori come spesso succede in questi casi sono le banche e gli enti pubblici. Dopo una prima fase di alcuni mesi, i possibili investitori potranno sia presentare offerte di acquisto dei singoli immobili sia depositare una proposta di concordato concorrente e migliorativa di quella presentata dalla società.

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