Sicurezza
Si picchiano per un uomo e finiscono in tribunale
L’amante era stata condannata a pagare un'ammenda, ma ha fatto ricorso: «Ho reagito solo per legittima difesa»
Carrara. Se le diedero di santa ragione davanti all’uomo che le tradiva entrambe e finirono davanti al giudice di pace che le condannò a pagare duemila euro di ammenda, per le lesioni reciproche che si erano provocate. Ma per una delle due donne la sentenza non era stata giusta: “La mia fu legittima difesa”, scrisse nel ricorso presentato al Tribunale di Massa che ieri mattina, martedì 15 marzo, l’ha accolto, assolvendola da tutte le accuse. Il triangolo amoroso è avvenuto in quel di Carrara, durante l’estate del 2018.
Lui, un uomo di 74 anni, conviveva con una donna più giovane, ma contemporaneamente coltivava anche una relazione con un’altra giovane donna. La compagna ufficiale, in una notte d’estate, sicura ormai che il suo uomo la tradisse, decise di ottenere le prove e di vendicarsi: lo seguì con l’auto fin sotto casa dell’amante, li beccò insieme in atteggiamenti inequivocabili e iniziò a scatenare la sua rabbia. I primi schiaffi sarebbero partiti quando l’amante si trovava ancora in auto; le due donne, secondo quanto fu poi scritto nei verbali dei carabinieri che intervennero sul posto, iniziarono a picchiarsi furiosamente: tirate di capelli, graffiate, calci e pugni; l’amante ebbe la peggio, ma certo reagì a sua volta. Nella concitazione, ad un certo punto, tentò però di raggiungere le scale per fuggire e rifugiarsi in casa, ma la compagna dell’uomo la inseguì e continuarono a picchiarsi fino all’arrivo delle forze dell’ordine.
Il caso finì davanti al giudice di pace che per entrambe le due signore stabilì una ammenda di duemila euro, sostenendo che fossero tutte e due colpevoli di reciproche lesioni. L’amante però non la pensò allo stesso modo ritenendo di essere stata aggredita quando ancora era in auto da una donna che per altro neppure conosceva e di aver quindi reagito per difendersi da pugni e schiaffoni. Così, mentre la compagna dell’uomo aveva accettato suo malgrado la sentenza del giudice di pace, l’amante ha presentato ricorso al tribunale sostenendo, come ha fatto ieri di fronte alla giudice monocratica Valentina Prudente, la tesi della legittima difesa. Il giudice ha accolto il ricorso (sia il pubblico ministero che l’avvocato della donna avevano chiesto la sua assoluzione) e l’amante è stata assolta dalle accuse di lesioni, per cui non dovrà pagare i duemila euro di ammenda.
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