Il Tirreno

I sindaci: «Profughi negli alberghi»

Donatella Francesconi
I sindaci: «Profughi negli alberghi»

I Comuni attendono che la Regione Toscana invii la convenzione per ufficializzare la collaborazione con le strutture

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA CARRARA. Concretezza e organizzazione sono gli ingredienti dell’azione del Comune di Massa e del sindaco Francesco Persiani nell’affrontare le previsioni di arrivo delle persone – soprattutto donne e bambini – in arrivo dalla Ucraina invasa e bombardata. «Stiamo contattando gli albergatori per reperire il maggior numero di posti letto di prima accoglienza possibili, nell’attesa che la Regione Toscana ci invii la convenzione per ufficializzare la “partnership” con gli alberghi», racconta Persiani al Tirreno. E non è da meno il sindaco di Carrara, Francesco De Pasquale: «Le strutture ideali per l’accoglienza sarebbero gli alberghi. E i rifugiati possono essere compatibili con i turisti». De Pasquale non è convinto, invece, di una delle ipotesi emerse durante gli incontri tra Istituzioni negli ultimi giorni: «Si è parlato di case popolari», continua il primo cittadino di Carrara: «Ma va garantita la collocazione in strutture a norma, e dubito ve ne siano più di tante».

Il lavoro dei sindaci tutti è intenso, da settimane, sul fronte profughi dall’Ucraina: «Ho attivato l’Unità di crisi comunale e la Protezione civile», rende noto Persiani, «per reperire posti letto in emergenza (se i numeri in arrivo fossero importanti) e chiarire a 360 gradi tutti gli aspetti legati all’arrivo dei profughi, come cibo e vestiario. Ogni mattina partecipiamo all’Unità di crisi regionale e siamo in costante contatto con le associazioni del territorio per far sì che tutta questa grande organizzazione si muova in maniera efficiente».

Tra i problemi, quello di un minimo di normalità per i più piccoli anche attraverso l’inserimento nelle scuole dei singoli territori: «Il Comune di Carrara», è la voce di De Pasquale, «si sta attrezzando per garantire la frequenza scolastica e quella negli asili». Gli arrivi – ricorda De Pasquale – «sono per lo più di donne e bambini che raggiungono familiari, amici conoscenti». Una presenza alla spicciolata, insomma, per il momento. Che pone problemi che i primi cittadini non ignorano. A cominciare dal fatto che dopo i primissimi giorni per chi lavora come badante o in una casa di riposo che garantisce vitto e alloggio diventa complicato ospitare anche chi è scappato dalla guerra. E così si pone la necessità di garantire un tetto anche a chi, appena arrivato, aveva provveduto in autonomia. C’è poi la questione di possibili contributi dei quali ha necessità sia chi ospita, sia chi viene ospitato: «La gestione dei profughi è fatta dal ministero dell’Interno che attraverso le Prefettura riconosce un minimo di sostegno», ricorda De Pasquale, ma per il momento solo a chi sarà accolto nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) che sono quelli già attivati per l’arrivo dei migranti. Un tema, quello del sostegno economico, non secondario visto che – almeno per il momento – ai profughi è riconosciuto un permesso di soggiorno di 90 giorni che non dà diritto a lavorare. «Si sta muovendo la Regione Toscana», sottolinea il sindaco di Carrara, «per fare in modo che laddove vi sia disponibilità di attività lavorativa si faciliti l’accesso alla stessa».

Sotto «il coordinamento della Prefettura», sottolineano i due sindaci, «si va avanti giorno per giorno perché non si sa veramente come evolverà la situazione». Certo è, sono le parole amare di De Pasquale, «che a qualcuno il cerino rimarrà. E i Comuni hanno letteralmente dato da mangiare alle gente durante la pandemia: non dimentichiamolo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini