Gioco
Lorenzo Porzano: «Stiamo toccando il dolore della gente vicina alla guerra»
Il presidente dell’Evam: «Molti vogliono restare qui e combattere per poter difendere la loro terra»
MASSA. Sono già passati cinque giorni da quando Lorenzo Porzano, presidente di Evam, insieme ad Antonio Giannelli, presidente dell’Associazione Colors for Peace, al reporter lucchese Alessandro Conti e altri volontari, sono partiti da Massa, con destinazione Sighetu Marmatiei, in Romania, al confine con l’Ucraina, per offrire il loro contributo alle persone vittime della guerra .
«Stiamo aspettando l’ultimo camion di quelli partiti da Massa. È stata un’esperienza forte, - racconta Porzano- un discorso è vederlo alla televisione, vederlo dal vivo è completamente diverso, tocchi con mano il dolore che stanno provando queste persone. Ho incontrato una donna della resistenza ucraina. La cosa che mi ha sconvolto di più è che questa donna non ha paura perché combatte per il suo popolo. La maggior parte sono donne, perché è stata emanata una legge per cui gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono passare la frontiera, sono obbligati ad arruolarsi. Queste donne, però, hanno un ruolo fondamentale fanno la staffetta per portare i beni di prima necessità al confine. Oltre all’aiuto, stiamo proponendo, a chi vuole, di venire in Italia, - continua Porzano- ma non tutti vogliono venire, e questa è una cosa incredibile: è toccante vedere che le persone non vogliono scappare, ma vogliono rimanere per combattere».
Il presidente di Evam ha deciso di partire insieme agli altri volontari, spiega, per dare una testimonianza di dove vanno effettivamente gli aiuti. «Ognuno può pensare quello che vuole, è stato un dovere per me venire qua. - racconta Porzano- In molti dicono che gli aiuti non arrivano invece arrivano eccome. Io personalmente li ho portati in un centro dove sono ospitati 44 rifugiati, e mi sono reso conto che un aiuto serve. Ho conosciuto altri volontari dell’Associazione Colors for Peace, tra cui la presidente Ucraina, Maria, una donna molto forte, una vera e propria combattente».
Non sono inoltre mancate le immagini forti: «In un centro- racconta Porzano- ho visto un bambino piccolo che quando è caduta una bottiglietta d’acqua si è spaventato tanto. Ha sentito le bombe. Vedere un bambino traumatizzano da un rumore normalissimo è veramente brutto. Nonostante tutto, però, torno a casa con la consapevolezza che, anche se c’è tanto male, esiste ancora tanto bene al mondo: la motivazione delle persone che fanno parte della macchina degli aiuti è autentica».
Anche il reporter lucchese, Alessandro Conti, partito per documentare l’effettiva destinazione dei prodotti inviati dall’Italia, si è ritrovato di fronte ad immagini molto forti: «Il viaggio è durato due giorni, appena siamo arrivati abbiamo scaricato il materiale dal camion e lo abbiamo caricato su furgoncini perché i bilici non possono passare sul ponte di legno che segna la frontiera, e siamo entrati direttamente in Ucraina. – racconta Alessandro- Il magazzino dove abbiamo scaricato è una chiesa ortodossa e questa operazione è avvenuta sia tramite i volontari, alla Croce Rossa rumena e a preti del posto. Quella chiesa, oltre che magazzino, è anche luogo di accoglienza per i profughi, la maggior parte dei quali sono bambini. Questa situazione è molto pesante».
Nonostante tutto, però, l’accoglienza della popolazione rumena è molto positiva: «Alla fine abitiamo tutti la stessa terra e siamo tutti la stessa gente. Ho dovuto chiudere il mio cuore perché in quei momenti o sei fotoreporter o sei uomo: la parte umana di me piangeva perché nel 2022 non si può pensare di ritrovarsi in una guerra che non vuole nessuno e vedere questo dolore. Tutte le mie foto racchiudono il dolore sul viso di questa gente. È devastante. Tutto ciò- continua Alessandro- ti porta a vedere quello che ti circonda con occhi diversi. Ho parlato con una bambina al campo di accoglienza della Caritas, diceva poche parole, le ho fatto una foto: aveva lo sguardo perso nel vuoto».
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