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Nodi e scenari 

Labirinto cave e fossi, si va verso una soluzione «Ma i tempi sono lunghi»

Labirinto cave e fossi, si va verso una soluzione «Ma i tempi sono lunghi»

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CARRARA. Il caso del fosso demaniale Carbonera, relativo alla cava omonima, finito al Consiglio di Stato dopo il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dalla società Guglielmo Vennai spa, ha riaperto il tema, riaccendendo i riflettori sui fossi demaniali alle cave. Un ricorso respinto, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, per un primo pronunciamento su una vicenda, quella dei fossi demaniali appunto, da mesi al centro dell’attenzione: il ricorso era stato presentato contro il Comune di Carrara e la Regione Toscana. Obiettivo: l’annullamento dei provvedimenti relativi, compresa la richiesta di concessione alla Regione Toscana dell’area relativa all'area del Fosso di Carbonera interessato da viabilità. Da un lato la sentenza, dall’altro dunque una vicenda emersa a inizio 2021, quando cioè Fillea Cgil Massa-Carrara aveva sollevato il caso della cava Polvaccio del gruppo Barattini stoppata. Tuttavia, come scriveva Il Tirreno in quei giorni, che quei fossi e canali alle cave fossero un tema da affrontare si sapeva da dieci anni. Sicuramente dal 2012, quando nell’estate di quell’anno il Comune di Carrara e la Provincia apuana – al tempo la competenza era di palazzo ducale, poi passata a Firenze successivamente – firmavano un protocollo d’intesa “sull’assetto idraulico delle fosse demaniali e degli impluvi nei bacini marmiferi di Carrara”. E tracciano di fatto quella che ora è la strada intrapresa: la sdemanializzazione. A sancire la scelta, oltre alle parole di palazzo civico con l’assessore al lapideo e vicesindaco Matteo Martinelli, anche una delibera di giunta dello scorso ottobre con la quale è stato dato il via all’iter per l’avvio «dell’istruttoria tecnico amministrativa finalizzata alla presentazione dell’istanza di sdemanializzazione delle fosse e-o tratti di esse accatastate al demanio idrico dello stato che non fanno parte del reticolo idrografico» approvato con deliberazione del consiglio regionale (la numero 81 del luglio 2021). Si tratta di una «acquisizione del Comune al patrimonio indisponibile comunale» che, spiegano gli addetti ai lavori, risolverebbe il nodo “alla radice”. Ma i tempi sono un rebus: «Abbiamo fatto vari incontri con Regione e Comune: sembra l’unica opzione percorribile, ma chiediamo, vista la preoccupazione delle imprese di cercare di accorciare le tempistiche il più possibile», sottolinea il referente per il lapideo della Confindustria apuana Fabrizio Santucci.



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