Il Tirreno

«Il grano scarseggia e aumenta di prezzo». L’allarme dei panificatori per i rincari

David De Filippi
Un bancone con una bella esposizione di pane: è allarme per il rincaro dei prezzi
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Un bancone con una bella esposizione di pane: è allarme per il rincaro dei prezzi

Gli addetti ai lavori: c’è preoccupazione, nessuno vuole ancora pensarci ma le scorte potrebbero arrivare a non bastare

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MASSA CARRARA. «Nessuno vuole ancora pensarci, ma le scorte di grano potrebbero arrivare a non bastare».

A parlare è Silvio Maionchi, che ben conosce il mondo del pane e del grano. Dal suo mulino in Lucchesia, serve molti dei panifici locali di Massa e Carrara e con lui e altri professionisti del pane abbiamo provato a tastare il polso del mercato del pane, oggetto di rincari, ma anche di speculazione.

La diminuzione della disponibilità del grano, così come l’aumento dei prezzi dei carburanti diventano quindi causa e conseguenza di tutto il resto, con costi “lievitati” per un genere di prima necessità, come appunto il pane. «C’è preoccupazione – ha spiegato Maionchi – perché il prezzo del grano inizia ad aumentare. In Francia chiedono già 420 euro la tonnellata. Molti si sono approvvigionati in Ungheria e anche in Ucraina, quando era possibile, ma ad oggi i mezzi e le navi non arrivano più, anche con contratti già pagati. Allo stesso tempo, anche il trasporto su gomma consegna meno, perché i costi attuali del carburante portano a contenere gli spostamenti. Chi oggi ha scorte di grano, se le tiene strette e inevitabilmente i prezzi aumenteranno ancora. Nessuno vuole pensarci, ma potremmo arrivare ad essere davvero “corti” con le giacenze». Medesima preoccupazione viene espressa da Adolfo Drago, dell’omonimo panificio. Lui, che è un riferimento per la zona apuo-versiliese, non nasconde un velo di pessimismo per il futuro.

«Ho ascoltato recentemente un programma radiofonico – ha raccontato Drago – dove si parlava di speculazione e di contrattazione del prezzo del grano. Questo deve farci riflettere, perché se è vero che ci sono problemi legati alla guerra, altrettanto vero è che la speculazione può crearne di nuovi ed economicamente pericolosi. Pare che con i prossimi raccolti di grano, il prodotto non sarà più oggetto di contrattazione e chi avrà in casa delle scorte, se le terrà per poi venderle nella fase più spietata del mercato. La speculazione può incidere tanto quanto la guerra». Drago ha approfondito la riflessione anche sul tema delle fonti energetiche e del turismo: «Un altro vero dramma è legato ai prezzi del gas. Noi stessi, in azienda, stiamo modificando un impianto per continuare a produrre pane e garantire il prodotto a ospedali, carceri e ai nostri clienti. Va però tenuto conto di un altro aspetto: sta iniziando a calare la pressione sul circuito del gas. Questo farà sì che chi adopererà un fornello, non noterà grosse differenze, ma chi ha impianti industriali dovrà fare i conti con difficoltà sempre maggiori. Anche il turismo risulterà un problema. Noi serviamo anche la grande ristorazione e gli alberghi di lusso di Forte dei Marmi, che hanno già lasciato trapelare timori per la prossima stagione in arrivo. Abbiamo avuto un confronto, quindi, con chi opera sul territorio e la preoccupazione c’è. È un bel guaio».

Anche Marco Inghirami, titolare della Panetteria Stefania, con la produzione di pane in via Muttini a Marina di Carrara, ha espresso qualche pensiero per il futuro, ma anche con una nota di ottimismo.«Il caro-prezzi c’è già stato – ha commentato Inghirami – Purtroppo ci si deve adeguare agli aumenti, sia della materia prima, che del carburante che la trasporta. È però importante guardare al futuro sia con concretezza, ma anche con un pizzico di ottimismo. Intanto, possiamo dire di essere vicini al superamento dell’emergenza covid ed è già qualcosa. Per il resto, sarà necessario sperare che le bollette e il carburante possano godere di qualche ribasso, altrimenti andrà studiato un piano B. Non penso che questo momento durerà poco, ma servirà tempo e pazienza per provare ad andare avanti».

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