Italia
«Ho visto tante colleghe non risparmiarsi mai, facendo sforzi enormi»
Intervista a Francesca Angelotti dirigente Medicina Generale del Noa: «La maggior parte delle figure sanitarie oggi sono in "quota rosa"»
Massa-Carrara. Francesca Angelotti dirigente medico UO Medicina Generale del Noa, ci racconta la sua esperienza di donna impegnata in Sanità. Tra amore per la professione e la difficoltà di gestire il lavoro e la famiglia, sente ancora che la solidarietà tra colleghe spesso manca e che gli uomini hanno sensibilità diverse.
Francesca Angelotti come ha vissuto questi anni di pandemia e quali sono state le sue maggiori problematiche nella gestione della professione?
«Il mio ruolo durante questi anni di pandemia non mi ha coinvolto tanto nel gestire altre figure professionali, quanto nel collaborarvi. Una considerazione che posso fare forse più di carattere antropologico, è che le donne e gli uomini hanno un concetto organizzativo molto diverso. Gli uomini vedono i doveri e gli impegni secondo una scala d’importanza e quindi vi rispondono partendo dal più rilevante in poi, mentre per le donne ogni impegno e dovere ha la stessa priorità. Sentiamo l’esigenza di rispondere in modo ottimale a tutte le richieste che ci vengono fatte e questo inevitabilmente può farci sentire sopraffatte. In un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo questi aspetti sono stati ingigantiti, per cui le donne si sono trovate ad affrontare un’emergenza sanitaria, di fronte alla quale non potevano tirarsi indietro, e contemporaneamente nuovi problemi dal punto di vista della gestione familiare. Ho visto le mie colleghe, con oneri familiari più importanti dei miei, che non si sono mai tirate indietro davanti a richieste lavorative sempre più provanti. Tutto questo ha indubbiamente richiesto un enorme sforzo fisico ed emotivo, che solo una profonda passione per il proprio lavoro ed uno smisurato amore per la famiglia hanno potuto permettere di affrontare».
C'è stata solidarietà da parte dei colleghi uomini? E tra donne?
«Non tutti gli uomini hanno la stessa sensibilità ed inoltre in ambito lavorativo le donne tendenzialmente non vogliono presentarsi come figure professionali diverse dagli uomini. La figura femminile che si assenta prima dell’uomo da lavoro perché deve andare a prendere i figli a scuola è discriminante, ma spesso è una realtà frequente, perché ancora sono molto i passi da fare dal punto di vista sociale. Credo che il lockdown abbia in realtà aiutato almeno in parte ad equiparare maggiormente i ruoli tra uomo e donna nella loro partecipazione familiare. In merito alla solidarietà femminile - analizza la Angelotti - purtroppo le donne spesso si comportano come le peggiori nemiche di loro stesse, mostrando molto meno cameratismo degli uomini. Siamo empatiche, disponibili e sensibili, ma troppo spesso sole, per scelta, nell’affrontare i nostri problemi. Paradossalmente forse dovremmo lavorare molto di più sul sostegno tra le donne per le donne, che nel ricercare la comprensione da parte degli uomini».
Come vede il futuro delle donne nel mondo della sanità e, cosa si sente di consigliare alle giovani donne che vorrebbero intraprendere questa carriera?
«La sanità ormai è donna. La maggior parte delle figure sanitarie sono professioniste in "quota rosa". Nella mia vita sono sempre stata circondata da figure femminili forti che hanno perseguito percorsi professionali impegnativi con dedizione e determinazione, senza mai lasciare indietro la famiglia o gli affetti. Questo richiede impegno e capacità organizzative, ma può regalare soddisfazione ed appagamento. Le donne oggi possono fare tutto e volere tutto. La paura di non trovare sostegno e di non riuscire ad essere ottime lavoratrici, amorevoli madri, mogli accorte, amiche presenti non ci deve fermare nel perseguire i nostri obiettivi. Solo senza mai tirarci indietro riusciremo a costruire il mondo del futuro».
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