Sicurezza
Terreno all’ex Dalmine, il nodo dell’esproprio
Massa. Prima delle valutazioni e delle scelte politiche ci sono gli aspetti tecnici e giuridici. Complessi, molto complessi.
Da una parte c’è una società, Sogegross, proprietaria di un terreno che chiede – è nella sua piena legittimità – una variante per un cambio di destinazione di quel terreno, da artigianale-industriale a commerciale, con allegato progetto per un punto vendita di prodotti alimentari all’ingrosso. Dall’altra che c’è un’azienda della nautica, Power Marine, che del terreno in questione – 13mila metri in area ex Dalmine – non è proprietaria, ma per quel lotto ha un progetto. Il progetto lo allega alla sua richiesta di esproprio dell’area, inoltrata sia al Consorzio zona – entro il cui perimetro si trova il lotto – sia al Comune. Quel progetto politicamente esercita un peso non indifferente tanto che, su proposta del presidente Luca Guadagnucci, prima ancora di una pronuncia sull’esproprio, finisce all’ordine del giorno della commissione urbanistica. E in quella commissione emerge che proprio l’esproprio è il nodo centrale.
A esprimersi sull’istanza di Power Marine sarà l’avvocatura regionale: il soggetto che regola le attività del consorzio è infatti la Regione che nell’ente, dopo la legge 44 del 2019, ha la maggioranza del 51%. Il Consorzio è quindi ente strumentale della Regione e l’avvocatura è chiamata ad esprimersi sulla possibilità di espropriare un terreno di proprietà privata ricadente all’interno del perimetro di competenza del consorzio. Chi quell’esproprio lo chiede lo fa in forza di previsioni normative contestuali alla creazione dell’ente per cui le aree non utilizzate o non più utilizzate possono essere espropriate in forza di un onere reale che grava sui terreni. Quello di essere produttivo. Tema complesso capire l’attualità di quell’onere, la fattibilità dell’esproprio, di fronte ad un diritto reale come la proprietà, tanto che ad esprimersi sarà niente meno che l’avvocatura regionale. Se c’è l’ istanza di esproprio, infatti, c’è pure un proprietario che per il suo terreno ha presentato un progetto e chiede un iter di variante.
Da una parte quindi le previsioni normative legate alla costituzione del Consorzio, dall’altra gli strumenti di pianificazione e l’iter burocratico per una variante che consenta un insediamento commerciale sul territorio. La svolta arriverà quindi con il parere dell’avvocatura, parere a seguito del quale i soci del Consorzio (con la Regione, anche i Comuni di Massa e Carrara, l’Autorità portuale, la Provincia e la Camere di Commercio) faranno il punto. In ogni caso se anche il parere dovesse essere favorevole all’esproprio, il potere di dare esecuzione non è del Consorzio, ma del Comune. Senza dimenticare che, qualsiasi siano il parere dell’avvocatura e i conseguenti atti degli enti competenti in materia, le società coinvolte potrebbero sempre valutare di impugnare. E si aprirebbe quindi un contenzioso di fronte alla giustizia amministrativa.
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