Il Tirreno

La ninna nanna per i bimbi nel tunnel

Chiara Sillicani
La ninna nanna per i bimbi nel tunnel

Il dottor Antonelli la dedica ai piccoli nelle metropolitane e ai loro papà: «Mi piacerebbe servisse a raccogliere fondi»

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Se quei lampi nel cielo fossero stelle. Se ci fosse il tempo per rientrare in casa e prendere il gioco dimenticato. Se quell’abbraccio stretto stretto non fosse un addio, ma il bacio della buonanotte. Se le cose potessero essere diverse. I suoni più dolci, la luce fatata. Se la realtà fosse diversa e i bambini una realtà diversa potessero vederla davvero e non solo sognarla. Piccoli piccoli, aggrovigliati a mamma. In guerra.

Il dottor Stefano Antonelli, anestesista e rianimatore all’Opa, 56 anni, da 13 in missione nei paesi poveri con “Emergenza Sorriso” per curare i bambini con ustioni e labiopalatoschisi (labbro leporino), se lo ricorda bene quando i suoi, di figli, lo abbracciavano forte e si addormentavano in braccio, nel posto più sicuro del mondo. Quando la notte era fatta di guancine calde accanto alle sue.

È in casa, il dottor Antonelli e pensa ai suoi figli, ai bimbi nelle metropolitane ucraine. Pensa agli abbracci sottratti: è l’immedesimazione che ci rende umani. Scrive una commovente ninna nanna e la suona al pianoforte. Parole sussurrate e le bombe diventano stelle, i sogni sono i più belli del mondo. Una ninna nanna e la speranza di poterla produrre per raccogliere fondi e destinarli all’Ucraina: «Ho partecipato a missioni in territori di guerra, adesso sono qui, sul divano e mi sento inerme. Quando sei sul campo e ti muovi con grandi associazioni – da solo le tue possibilità si ridurrebbero – senti di poter dare un contributo, qua adesso invece prevale l’impotenza, il senso di inutilità e di rabbia. Ho trovato nella musica la forza di comunicare. Ho pensato ad un padre, nel buio di un tunnel, con suo figlio in braccio, stretto stretto. I turni a lavoro mi hanno concesso la fortuna di cullare tanto i miei figli e sono così felice di averlo fatto. Sono grandi oggi eppure mi sembra di averli cullati ieri sera». Un padre che culla nella sua casa, dopo il lavoro, uno tra le bombe prima di un addio. Non è un pianista, il dottore, suona la chitarra, anche quando va in missione, negli ospedali dei paesi poveri, ma mercoledì si siede al piano perché con il pianoforte – racconta – sente un feeling. Trova nei tasti un codice di comunicazione e intona una dolcissima ninna nanna, la ninna nanna “Topino mio”. Le immagini acquistano forma, c’è un papà che prende in braccio suo figlio – non portare quel giocattolo nuovo, non c’è tempo vieni in braccio da me – che gli racconta che la scuola non c’è – la maestra non potrà venire ma vedrai un quaderno ce l’ho e disegneremo un cielo però. Un papà e suo figlio soli – stasera saremo io e te, “sì la mamma non potrà venire ma vedrai che cambierà questo mondo sì, prima o poi, cambierà, con le stelle più belle nel cielo silenziose non come queste qua, stelle buone che non fanno più male rideremo a volontà (ora dormi, ora dormi)”. Una ninna nanna per dormire e “sognare tutto il bello che c’è, più lontano più lontano dal buio dagli spari qui sopra di noi”.

Una ninna nanna che – è la speranza del dottor Antonelli – che possa diventare musica per una campagna fondi: «Ho postato la ninna nanna e sono stato contattato da decine di persone, anche da qualcuno interessata a produrla. So che è un progetto ambizioso, ma mi piacerebbe pensare alla musica per una raccolta fondi». Per quel papà che nel buio di un tunnel abbraccia forte il suo bambino e immerge il viso nei suoi capelli con la paura che sia l’ultima volta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa