Massa, si dimette il segretario Riccardi
Non rilascia dichiarazioni, ai suoi fa sapere soltanto di essere arrabbiato. Ora la reggenza al presidente Ricci
MASSA. Il cellulare di Norberto Riccardi, fino a ieri segretario comunale del Pd di Massa, è staccato, ma dopo poco risponde con un sms: «Mi dispiace, non rilascio nessuna dichiarazione».
Ha formalizzato le sue dimissioni da segretario del Pd ieri mattina, parlandone a lungo con il presidente del partito di Massa, Enzo Romolo Ricci. Dimissioni che pare siano irrevocabili, anche se il Pd di Massa spera in un suo ripensamento, «per il bene della città».
Verso le 11 di ieri mattina Riccardi ha inviato un messaggio ai “suoi”: «Ho già comunicato le mie dimissioni al presidente. Non chiedetemi nulla per adesso, non mi telefonate». Troppo arrabbiato per confrontarsi con i suoi militanti.
La decisione è stata presa e forse Norberto Riccardi l'aveva fatta decantare anche troppo a lungo. Riccardi era stato da pochi mesi acclamato neo segretario comunale del Pd, dopo un congresso faticoso, impegnativo, ma da cui era uscito forte e speranzoso che le cose nel “suo” Pd potessero finalmente funzionare. Evidentemente non è stato così e, come troppo spesso è accaduto in politica sotto le Apuane, il Partito Democratico torna a scollarsi, il tutto a meno di due anni dalle prossime elezioni amministrative. Con Riccardi in silenzio stampa e i militanti in balìa degli eventi, non rimane che raccogliere voci e sensazioni: per tutti è stato un fulmine a ciel sereno. Eppure i segnali c'erano. Riccardi aveva pensato una nuova segreteria, e quindi un nuovo partito, incentrato sulla partecipazione e sulla condivisione degli intenti. Aveva detto al Tirreno, proprio in una delle sue prime interviste da segretario, che non avrebbe accettato i “battitori liberi” e che per lui la costruzione di un Pd inclusivo, unito e dialogante al suo interno (prima che all'esterno) sarebbe stata la priorità. Invece, secondo le voci di partito, in queste settimane le “mine vaganti” sono state troppe.
Troppi concetti sono stati espressi sulla stampa e nei dibattiti pubblici “targati” Pd, quando in realtà nel Pd non se ne era per niente discusso. Temi troppo importanti, come la sanità, il traforo della foce e, perché no, anche la prossima candidatura a sindaco, sono stati spiattellati sulla stampa e “firmati” a nome di un Pd che, invece, al suo interno non ne aveva mai parlato.
Secondo alcuni è stato proprio il nome dell'ambasciatore Cesare Maria Ragaglini, sostenuto da più parti come prossimo candidato a sindaco per il centro sinistra, e avallato anche dal Partito Democratico, a far traboccare il vaso della pazienza di Riccardi; prima ancora, sempre secondo alcune indiscrezioni raccolte tra i militanti del Pd, c'era stato il caso del traforo della Foce, messo all'ordine del giorno di una direzione provinciale senza interessare il Pd di Massa.
La decisione di Riccardi è risultata improvvisa a tutti e inaspettata anche perché, proprio ieri, sarebbero dovuti uscire fuori i nomi della nuova segreteria unitaria (sei componenti di maggioranza e quattro di minoranza), tanto attesa. Ma dopo le dimissioni del segretario tutto è da rifare.
Ora la patata bollente è nelle mani del presidente Ricci che prende la segreteria come reggente.
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