Il Tirreno

Addio a Renato, storico cliente del bar Crema

Alessandra Vivoli
Gino Renato Baudacci
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Gino Renato Baudacci

Il ricordo della titolare del locale Cristina Bencivinni: aveva 96 anni, ogni giorno veniva a pranzo qui. Lascia un grande vuoto

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CARRARA. Ci sono i nomi e i cognomi. Quelli scritti nella lunga lista delle vittime del Covid. Ma ci sono, sempre e soprattutto, le donne e gli uomini, gli affetti e le storie.

Quella di Gino Baudacci, detto Renato, 96 anni, è una storia particolare. La storia di un’amicizia, vera, nata in un bar ma che ha travalicato i confini fra chi sta dietro (in questo caso Cristina Bencivinni) e chi dall’altra parte del banco.

Renato Baudacci è morto di covid, una decina di giorni fa. Cristina del bar Crema non lo vedeva da un mese. Aveva lasciato il suo numero all’ospedale, per le emergenze. Nessuno l’ha più chiamata. È stata lei, l’altra sera a contattare il medico di famiglia di Renato.

«La chiamo per Renato Baudacci, sono preoccupata. Questo signore viene a mangiare da me, nel mio locale, ormai da anni. Diedi il mio cellulare per ogni evenienza perché non ha nessuno qui, Mi hanno chiamato dall’ospedale per dirmi che era ricoverato, ma non ho più notizie»: questo l’accorato messaggio di Cristina. La risposta è stata quella che temeva, ma che non era preparata a ricevere. Renato se ne era andato, è morto una decina di giorni fa.

Una morte di covid, di quelle che finiscono scritte sul giornale. Dietro ci sono la storia di Renato e il dolore di Cristina. «Con lui se ne va un pezzo del mio locale, se ne va un mondo, un’epoca di rispetto, di stima, di cose da imparare non da criticare e di sacrifici fatti sempre con il sorriso – racconta Cristina – Io e Renato eravamo cane e gatto: litigavamo per tutto, l’ultima volta mi rimproverò perché non ero stata veloce a portargli il dolce dopo la minestra. Lui ogni giorno partiva da Bonascola e veniva a piedi da me, al bar Crema all’ora di pranzo. Una consuetudine andata avanti per anni. Di lui sapevo poco, era stato bidello, nell’ultimo periodo era molto chiuso, era diventato più burbero ma aveva sempre una citazione, un anedotto. Ricordo che qualche Natale fa mi disse: non so dove andare a pranzo, tu sei chiusa. Io gli dissi che era il benvenuto a casa mia ma, naturalmente non si è presentato. Non gli piaceva tanto stare in mezzo alla gente, era un solitario».

Oggi Cristina piange Renato, un amico, non solo un cliente. «Ogni giorno mi diceva che ero l’ultimo che sarebbe venuto. Con lui non è mai stato lavorare, era condividere la vita»-.

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