Il Tirreno

I fatti risalgono al 2017

Furti in villa e nei tir, maxicondanna

Manuela D'Angelo
Furti in villa e nei tir, maxicondanna

Sette anni e sei mesi a quello che è considerato il capo di una gang: il colpo più grosso a Montignoso

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Massa. Il pm aveva chiesto pene pesanti e in effetti sono arrivate: sette anni e sei mesi al capo banda, George Cobzarencu, della gang che nel 2017 fece razzia di ristoranti, ville, scuole, carichi di scarpe e materiale edilizio pregiato. La sentenza è arrivata ieri sera, emessa dal giudice Ermanno De Mattia al Tribunale di Massa. La banda era finita alla sbarra per furto e ricettazione. Contestati anche altri reati di cui però non ci sono state prove e per i quali sono stati dichiarati innocenti.

Il "caso" però si fa ricordare per la tipologia dei furti e le modalità di azione della banda. Quattro cittadini rumeni, di cui una donna, e un italiano, nel 2017 iniziarono a colpire la provincia di Massa-Carrara realizzando una serie di colpi memorabili: svaligiarono ville, la più grande a Montignoso da cui rubarono anche alcuni mobili; magazzini pieni di attrezzi da lavoro di una marca molto famosa nel settore e considerata lusso; un colpo alla Lupin III fu quello al camion pieno zeppo di scarpe, che dopo aver caricato la merce, si era fermato di notte nella zona industriale di Massa e che fu ripulito mentre il conducente riposava e al mattino, quando si svegliò, trovò il camion sempre parcheggiato dove lo aveva lasciato, ma vuoto. Svaligiato anche un ristorante al Cinquale e infine l’ultimo colpo, quello all’istituto Alberghiero di Marina di Massa da cui riuscirono a portare via tutti i pc e i televisori, assieme ad altro materiale tecnologico.

Quando cominciarono le indagini si capì che la banda colpiva soltanto dove trovava grossi carichi di merce, e che non fosse interessata a soldi e gioielli, ma più che altro a materiale che potesse rivendere. La banda fu rintracciata e incastrata grazie anche all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, da cui gli inquirenti carpirono dettagli dei furti e grazie alle quali furono anche ritrovati alcuni pezzi delle refurtive, soprattutto trapani e scarpe. Il processo ha avuto nel suo corso alcuni intoppi, l’ultimo proprio ieri sera, poco prima della sentenza, quando uno degli avvocati (quasi tutti assegnati d’ufficio ai cinque imputati) ha rinunciato al mandato, lasciando l’aula, così che è stato necessario, verso le 19, ripescare dalle liste di reperibilità un altro difensore d’ufficio. Uno degli imputati è risultato sempre assente perché irreperibile e anche altri avvocati hanno, nel corso delle udienze, rinunciato alla difesa. C’è stato, però, anche un reo confesso, utile al giudice con la sua testimonianza a mettere insieme i pezzi del caso. Alla fine la sentenza: il capobanda dovrà scontare sette anni e sei mesi, dai sei anni a quattro gli altri.

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