Sicurezza
«Infermieri, adesso il riconoscimento economico»
Luca Fialdini, presidente dell’Ordine, racconta: «Ma lo Stato non copre le spese straordinarie Covid delle Regioni»
Massa. Neppure duemila infermieri iscritti all’Ordine professionale di Massa-Carrara (1.900) con il numero dei pensionati (che lasciano l’Ordine) più alto di quello dei nuovi iscritti. I quali – quando entrano al lavoro – prendono uno stipendio di 1.500 euro al mese se hanno la fortuna di approdare in ospedale da un qualche graduatoria, altrimenti meno se entrano nel mondo del lavoro dalla “finestra” delle Agenzie di lavoro interinale. A raccontare come stanno le cose è Luca Fialdini, presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche di Massa Carrara, all’indomani della denuncia nelle parole di Martina Benedetti, la giovane simbolo dell’impegno della categoria durante la pandemia. «Col tempo», così Benedetti, «si è generato un irrispettoso assioma di base che compara l’essere infermiere ad una manovalanza a basso costo, interscambiabile e calpestabile. E tutto con il tacito consenso/assenso da parte nostra».
«Siamo tutti infermieri», sottolinea Fialdini, «e lo viviamo quotidianamente di persona il quadro descritto dalla collega». Tanto che – proprio ieri mattina – Fialdini ha anticipato al Tirreno che gli infermieri italiani «hanno appena proclamato gli Stati generali della professione con l’intento di coinvolgere tutti i 460mila infermieri italiani».
Tornando alla Toscana e, dunque, ai problemi degli infermieri della provincia di Massa-Carrara, non sembrano esservi buone notizie, almeno a breve. Gli Ordini degli infermieri sono freschi dell’incontro avuto in Regione con dirigente e assessore alla Salute: «La Regione Toscana, così ci è stato spiegato», prosegue Fialdini, «ha fatto richiesta a Roma del pagamento delle spese straordinarie sostenute per l’emergenza covid, spese che non sono state di poco conto. Ma la risposta è stata che al momento è disponibile solo un 10 per cento di quanto indicato come fabbisogno. E se non ci sono fondi, è un bel problema».
Doccia gelata, dunque, sugli “eroi” della pandemia che – a mascherine abbassate – tornano a vivere i soliti problemi della solita sanità. Compreso quello di «stipendi non coerenti con il ruolo e la professionalità che ci vengono richiesti». Così che i 1.500 euro di stipendio iniziale sono quelli destinati a una persona laureata che opera su turni, notti e gestivi compresi, «ed ha responsabilità importanti». In un contesto generale in cui il rapporto infermieri/pazienti finisce per essere sempre più alto di quello adeguato ad evitare stress, possibili errori, super sfruttamento e disagi inevitabili per chi è ricoverato. E dove ci sono Residenze sanitarie private che arrivano a «offrire bonus agli infermieri, come vitto e alloggio», ma – sono ancora le parole di Fialdini – «nonostante questo l’infermiere privilegia ancora il lavoro in ospedale e comunque nel pubblico».
Pubblico al quale viene rivolta dagli infermieri la richiesta di concorsi e assunzioni attraverso le graduatorie «con in tutti gli altri Enti pubblici» per mettere fine alla “giostra” delle assunzioni attraverso le Agenzie di lavoro interinale. Ma anche «affiancamento per i giovani laureati neo assunti che si devono adeguare alle specifiche che ogni attività ha, al di là di quello che si è imparato all’università». E non ovunque questo avviene.
Tra le richieste del documento che tutti i presidenti degli Ordini toscani hanno portato in Regione (vedi scheda a lato) anche quella di «garantire livelli di inquadramento giuridico ed economico degli infermieri, coerenti con gli incarichi e le responsabilità a loro affidati, applicando tutti gli inquadramenti contrattuali quali: coordinamento, posizioni organizzative, incarichi dirigenziali di alta professionalità, strutture semplici e complesse e direzioni di dipartimento». Gli “eroi”, insomma, oggi alzano la testa, con l’orgoglio di chi ce l’ha fatta e vuole gli sia riconosciuto in tutto e per tutto.
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