Il Tirreno

Aveva 88 anni

La cultura e il teatro in lutto per l’addio al commediografo Vinicio Arfavelli

La cultura e il teatro in lutto per l’addio al commediografo Vinicio Arfavelli

Maestro elementare e poeta, molte sue commedie sono state portate in scena dal “Teatro Città di Massa”

3 MINUTI DI LETTURA





Carrara. Lutto nel mondo della cultura e del teatro per la scomparsa di Vinicio Arfavelli; la causa del decesso è il Covid, anche se in realtà da tempo aveva vari problemi. Aveva 88 anni. Nato a Miseglia il 25 marzo del 1933 da una famiglia di cavatori, ha cominciato a scrivere da ragazzo ed è stato conosciuto dal pubblico nel 1955 quando il grande scrittore Enrico Pea gli conferì per ben tre volte il premio di poesia "Alpi Apuane". Ha scritto e pubblicato raccolte di poesie "A cielo aperto" e "La Luna sui ravaneti", libri per bambini "Giochiamo al teatro" e due romanzi intitolati "Quando portavamo le scarpe di legno" e "Formiche sulla neve". Era inoltre uno scrittore di testi teatrali che, tradotti in dialetto massese e portati avanti dalla Compagnia Città di Massa, hanno riscosso notevole successo, in particolare le commedie "Uno scherzo da prete", "La voglia di fragola" e "Non è tutt'oro quello che luccica". Sposato dal 1967 Renza Vatteroni (deceduta nel giugno del 2020), ha vissuto per 40 anni alla Fabbrica sul viale XX settembre, per poi trasferirsi negli ultimi anni a San Terenzo di Lerici. Ha lavorato come maestro elementare, prestando servizio per molti anni presso la scuola elementare di Gragnana, dove ha lasciato un bellissimo ricordo di sé. Lascia i due figli Roberto e Cristina e i suoi adorati nipoti Beatrice, Isabella, Tommaso e Nicolò. I funerali si terrannno domani, venerdì 11 febbraio alle 15, alla chiesa di San Pietro ad Avenza. Grande cordoglio anche da parte della Compagnia “Teatro Città di Massa” che si stringe «intorno ai famigliari e agli amici in questo momento di grande tristezza». E aggiunge: «Il carrarese Arfavelli è stato un poeta e un commediografo, che, fin dal 1977, ha voluto affidare all’ormai longeva compagine teatrale massese l’allestimento di ben nove commedie, che sempre han riscosso un brillante successo di pubblico e di critica, perché ricche di contenuti e mezzo con cui l’autore stesso è riuscito a rappresentare genuinamente i sentimenti umani, rendendoli in poetiche scene espressive o tramite volti popolareschi particolarmente vivi ed incisivi, valorizzati attraverso il buon utilizzo del monologo, con cui ogni personaggio esprime il proprio sentire di fronte a taluni spaccati della vicenda. Si ricordi il monologo del protagonista del copione “Uno scherzo da preto”, rappresentato per la prima volta nel febbraio 1977, con cui il compianto Edilio Bellè raggiunse il suo punto massimo di recitazione. Con “Uno scherzo da preto” realizzato a partire dal 1977 e più volte replicato con enorme successo ricordiamo anche “El tuffo – Non sveghjare el can ch’i dorme” (1978), “La voghja de fragola – Giovanna e el professore” (1979), “I n’è tutt’oro quel ch’i lucciche” (1981), “I poeri i perdene tutte le guere” (1982), “El muro dela Focia” e “I corni com’el parto i venghene coi dolori” (entrambe realizzate nel 1983), “El resuscitato” (1985) e, infine, “Cos’a ne fan fare le palanche” (2002)».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web