Lutto
Poche tutele e molte disparità e così le donne non fanno figli
Antonella Ghilardi (Cgil): le leggi ci tutelano, ma in realtà il mondo del lavoro ci penalizza ancora
MASSA. «Hai intenzione di rimanere incinta? Hai famiglia?»
Secondo la Cgil di Massa Carrara queste sono domande che ancora oggi, nel 2022, le donne si sentono porre durante un colloquio di lavoro. E dunque «non dobbiamo meravigliarci se poi siamo la provincia maglia nera per natalità in tutta la Toscana – commenta Antonella Ghilardi della segreteria provinciale Cgil Massa Carrara – Non sono luoghi comuni, non lo sono mai stati – continua analizzando i dati pubblicati sul Sole 24Ore, che vedono solo 5 nati ogni 1000 abitanti nel 2020, e un -40% di nascite dal 2008 – Oggi le donne sono costrette a pensarci bene se vogliono avere un figlio e forse alla fine sul piatto della bilancia pesa di più la paura di non farcela, la paura di perdere il posto di lavoro, o di essere discriminate dopo la maternità. Anche nella nostra provincia – prosegue la segretaria Cgil – le donne sono quelle a cui il datore di lavoro preferisce fare un part time, perché col senno di poi, in vista di una maternità, è più facile coprire 20 ore di lavoro, che non 40. Durante la pandemia le donne hanno subìto il lockdown molto più degli uomini: se c’era da scegliere chi dei due genitori avrebbe lavorato da casa, la decisione è quasi sempre ricaduta sulla madre, e le donne si sono dovute sobbarcare gestione dei figli, didattica a distanza e proprie mansioni lavorative quasi senza sussidi; spesso i datori di lavoro si sono lamentati per la “diversa” produttività delle donne in smart working. Come se fosse stata colpa loro e tutto si è ripercosso sulle professionalità delle nostre lavoratrici una volta tornate sul posto di lavoro. Una giovane donna che si affaccia nel mondo del lavoro – conclude la Ghilardi – che ha ambizione tanto e più di un uomo, sa che se vorrà avere un figlio dovrà rinunciare a qualcosa. Lo sa prima di cominciare, perché mancano i sussidi, mancano gli incentivi, mancano i servizi di assistenza per le mamme che lavorano e manca anche la cultura della parità di genere nel mondo del lavoro. Esistono ancora troppe discriminazioni, nonostante le leggi ci tutelino, nella realtà il mondo del lavoro ci penalizza ancora».
Secondo il segretario provinciale della Cisl Toscana nord Andrea Figaia c’è però anche dell’altro se siamo maglia nera del tasso di natalità e se le donne, le coppie, non fanno più figli: «È vero che c’è tutto un mondo del lavoro, quello del privato e del precariato, in cui i diritti delle donne non sempre vengono rispettati – inizia Figaia – ma è anche vero che c’è tutto il mondo del pubblico, la scuola, i servizi, le banche che hanno creato un bacino occupazionale in cui le donne sono tutelate, dove i diritti sono rispettati e fare figli è possibile ed è supportato, perché il sistema lo prevede e funziona. Non so se siano di più le donne che lavorano nel pubblico rispetto al resto, ma di sicuro non sono poche. Quindi, se è vero che la natalità è comunque così bassa ci deve essere dell’altro. La crisi economica, ad esempio, la difficoltà di guardare al futuro con gli occhi che aveva ancora la mia generazione e quella dei miei genitori; un sistema paese che zoppica, dove prevale il criterio del capitale rispetto a quello della persona; la paura del domani, una insicurezza generale della società, e un ricambio generazionale con altre priorità. È un ragionamento complesso, psico-sociale, che non va sottovalutato, ma è un dato di fatto: non troppo tempo fa ci si sposava prima, si facevano figli da giovani, si creava presto una famiglia e le preoccupazioni economiche non hanno mai impedito di allargare le famiglie quasi a dismisura. Oggi il contesto è cambiato, come la percezione del benessere, le preoccupazioni e le esigenze».
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