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Un cuore, l’anarchia e Faber: così Carrara va sul palco a Sanremo

Luca Barbieri
Un cuore, l’anarchia e Faber: così Carrara va sul palco a Sanremo

All’Ariston Truppi canta De André con Pagani e Capossela che svela il particolare: «Questo cuore è stato donato dal circolo culturale anarchico Gogliardo Fiaschi»

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Carrara. Un piccolo cuore, rosso e nero sul petto dell’artista per tutta la serata, le parole di Fabrizio De André portate sul palco più celebre della canzone italiana – la settantaduesima edizione del Festival di Sanremo – e quelle del cantautore e musicista Vinicio Capossela a fare da fil rouge, a mettere insieme i tasselli: «Questo cuore ci è stato offerto dal circolo culturale anarchico Gogliardo Fiaschi di Carrara ed è un po’ anche un omaggio al grande umanesimo della migliore anarchia che Fabrizio (De André, ndr) aveva. Sì, l’ho portato io è stato un po’ un “giro”: ci voleva un cuore che battesse in questo modo ed è stato un piccolo pensiero di amici, compagni», aggiunge. Capossela lo dice, lo spiega, ai microfoni di Radio due a pochi minuti dall’esibizione nella serata di festival dedicata alle cover (venerdì 4 febbraio) nella quale si è appena esibito con Giovanni Truppi – in gara al festival – e Mauro Pagani. «Sul palco abbiamo portato dei simboli e sul mio cuore c’era un cuore rosso e nero opera di Gogliardo Fiaschi, partigiano in Italia e Spagna e fondatore del Circolo anarchico di Carrara», scriverà più tardi sui social, sul profilo ufficiale di Facebook, Truppi.

Un “post” rilanciato prontamente all’ombra delle Apuane quasi a tradurre un sentimento diffuso, a rivendicare l’appartenenza: Carrara, la “sua” anarchia, quel lato che contraddistingue da secoli un popolo, finisce sul palco della musica leggera, quello dove ha stravinto recentemente proprio un carrarese, Francesco Gabbani, nei simboli, nei messaggi e nelle parole. Quella città dove la Cooperativa Tipolitografica, legata al mondo anarchico, stampa, tra le altre pubblicazioni, “Umanità Nova”, lo storico settimanale anarchico, pronto a essere spedito poi da Carrara in tutta Italia (e nel mondo).

Sul palco dell’Ariston allora c’è il cuore rosso e nero sul petto di Truppi in arrivo da quella Carrara dove  Capossela a fine 2020 passa per il concerto al teatro Animosi, prima di fermarsi in serata in via Ulivi proprio al circolo culturale anarchico Gogliardo Fiaschi. Ci sono, sul palco, le parole di De André con “Nella mia ora di libertà” (nell’album del 1973 “Storia di un impiegato”), brano scritto da De André, Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani. Un altro tassello, quello del cantautore genovese, che si lega ancora con Carrara: era il 1982 e De André “firmò” il concerto a sostegno della stampa anarchica. In quella città del marmo che da tempo si batte per dedicare al “suo” Faber una piazza. Una scelta, quella sulla canzone per la serata delle cover, che sempre via social ha spiegato direttamente Truppi: «Credo che tra i compiti di un artista ci sia quello di porgere dubbi piuttosto che certezze, ma anche che nella vita sia importante cercare di farsi delle idee e, quando ne vale la pena, prendere posizioni. Siccome non riesco a scindere del tutto il mio lavoro dalla mia vita, negli anni ho ritenuto importante sforzarmi di dire, attraverso le canzoni, anche quello che penso. A costo di commettere passi maldestri, cosa probabile quando ci si inoltra nel complesso rapporto tra arte e ideologia. Non l’ho fatto perché ritengo che così si scrivano canzoni migliori, ma solo perché per me era importante farlo. Questa postura nell’arte e nella vita l’ho imparata da uomini come Fabrizio De André».

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