Cambia scuola e perde il sostegno perché l’insegnante non può spostarsi
Succede in Lunigiana. Un nodo burocratico che proprio in queste ore verrà discusso in un incontro
Massa Carrara. Il sostegno scolastico è stata una grande conquista delle famiglie con bambini con ogni tipo di disabilità, e il segno concreto che anche la scuola italiana crede nell’abbattimento delle barriere psicologiche che finiscono per essere d’ostacolo alla vita di questi bambini e ragazzi più della stessa disabilità. Eppure, non passa giorno che le famiglie non debbano combattere contro la burocrazia nelle sue forme più assurde. Burocrazia che ha privato del sostegno un bambino autistico. La cui famiglia si è trasferita da un Comune all’altro della Lunigiana, cambiando scuola con una distanza di non più di quattro chilometri dalla vecchia scuola. Ma l’insegnante di sostegno «non si è potuta spostare per seguire nostro figlio», spiega una madre sfinita dalla situazione, «mi pare perché non ha la patente». Così, continua la donna, «le ore di sostegno di mio figlio sono rimaste nella vecchia scuola», che fa parte dello stesso Istituto comprensivo di quella nuova. Il Provveditorato (Ufficio scolastico territoriale), così la ricostruzione della situazione che il bambino sta vivendo e con lui tutta la sua famiglia, «ha trovato sei ore, ma sono davvero molto poche per un bambino che aveva diritto a 20 ore settimanali di sostegno».
Il Comune di residenza – la madre del piccolo studente ci tiene a sottolinearlo – «ha provveduto a fornire un assistente per la mensa. Altrimenti nostro figlio non avrebbe potuto neppure fermarsi a pranzo con i suoi compagni di scuola». Un problema per il bambino, per la sua famiglia, ma anche per la maestra che deve supplire al lavoro del collega di sostegno. La considerazione del genitore stringe il cuore: «O lo lascio a scuola in balia dei venti o lo vado a prendere, ma non ha la macchina». Con un’amarezza in più: «Nelle altre Regioni l’insegnante di sostegno è obbligato a seguire il bambino, altrimenti perde l’incarico. Perché in Toscana è diverso?». Oggi, lunedì 31 gennaio, la neuropsichiatra che segue il bambino ha convocato una riunione con la scuola – è l’appuntamento cui si aggrappa la famiglia – «per capire se può aiutare in qualche modo». E sul caso si è mosso anche il sindaco del Comune di residenza di bambino e famiglia.
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