Italia
L’esperto: le fiamme hanno creato al Sagro danni incalcolabii
Il carrarese Gabriele Martinucci, una laurea in scienze ambientali e naturali, fa il punto sulle ripercussioni dell'incendio, divampato nella serata di giovedì 27 gennaio, sulle specie vegetali
CARRARA. «Ci sono piante endemiche del Sagro che a causa dell’incendio potrebbero non ricrescere. Si tratta di piante tipiche delle Apuane, alcune introvabili nel resto del mondo. L’incendio che ha mangiato venti ettari di pascolo potrebbe avere causato danni irreparabili». Si augura che non sia così il carrarese Gabriele Martinucci, uno che sul monte Sagro ci è cresciuto e ne conosce le particolarità vegetali e animali.
Domattina, lunedì 31 gennaio, salirà sul monte per fare una stima dei danni. Una laurea in tasca in scienze ambientali e naturali a Siena, una che sta per arrivare a Bologna in didattica e comunicazione delle scienze naturali, Gabriele si dedica allo studio e alla realizzazione di documentari sulle specie vegetali e animali. E lui il Sagro lo conosce a menadito: «L’incendio è doloso – dice – perché è impossibile in questa stagione a 1200 metri e per di più verso sera che possa incendiarsi la vegetazione. Quello che è successo è ignobile. Il monte Sagro, sacro ai Liguri Apuani ancor prima dei Romani e all'interno del parco regionale delle Alpi Apuane. Purtroppo dato l'orario notturno e la scarsa visibilità, l'acclività dei versanti tipici delle nostre Alpi Apuane, e la foschia mattutina data l'umidità non hanno permesso a chi di competenza di intervenire tempestivamente e in modo da tamponare velocemente il danno. Quello che si è perso ha un valore incalcolabile. Quella zona del monte, era ricoperta di paleo, fiordalisi, garofani e diverse specie di orchidee spontanee. Il fiordaliso del Borla cresce solo sul Borla e non se ne trova in tutto il mondo. L'unica speranza è che data la stagione fresca, la dominanza di erbe e l'umidità, il calore non abbia intaccato i rizomi, i semi e i bulbi sotterranei delle piante. Se fosse così forse tra un paio di stagioni il Sagro tornerà splendido com'è sempre stato. Ma se il fuoco avesse intaccato le parti radicali, a essere ottimisti si parla di dieci anni. Il Sagro tornerà a splendere, anche se ci volesse un secolo, sempre non venga buttato giù a forza di mine e ruspe. Chi commette questi crimini ambientali non è solo un pazzo, ma è anche una persona che commette un crimine contro l'umanità perché sul Sagro ci sono piante che crescono solo sul Sagro. Spero che l’incendio non abbia creato danni ai nidi del gracchio corallino, una specie che nidifica in queste zone, anche lui endemico. C’è poi da mettere in conto i danni agli insetti da impollinazione. Speriamo bene».
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