Gioco
Incendio doloso devastante sul Sagro in fumo 20 ettari di verde, accuse di Canesi
L’umidità della notte ha spento naturalmente le fiamme. L’ambientalista: «Assurdo, non c’è nessun controllo»
CARRARA. È sicuramente doloso l’incendio divampato nel tardo pomeriggio di giovedì e che ha sfregiato il versante costiero della cresta del Sagro, montagna simbolo delle nostre Apuane e della città. L’umidità e le basse temperature di questo periodo non lasciano spazio a dubbi, anche se poi per fortuna proprio l’umidità, oltre ad impedire una improbabile autocombustione, ha fatto sì che nel corso della notte le fiamme si siano estinte da sole.
Insomma, non serve essere esperti per capire che il rogo in qualche modo o è stato appiccato di proposito, o qualche fiamma è sfuggita involontariamente a qualcuno.
L’incendio che ha distrutto circa 20 ettari di verde a pascolo, si è poi spento autonomamente nella prima mattinata di ieri, proprio grazie alle condizioni meteo favorevoli. Ed è stata una fortuna visto che fin dall’inizio gli uomini del nucleo antincendio boschivo dell'Unione di Comuni Montana Lunigiana e quelli della Regione, che comunque hanno supervisionato l’incendio per tutta la notte, avevano capito che raggiungere il cuore dell’incendio sarebbe stato un problema, almeno con mezzi terrestri e in presenza di una densa foschia. E dunque si sarebbero dovute attendere le prime luci dell’alba per poter entrare in azione con elicotteri e canadair. Ma l’intervento aereo non è stato necessario perché come detto l’umidità della notte ha fatto tutto da sola.
Non esita a definire «imbecilli» i presunti autori del gesto il professor Riccardo Canesi, da sempre impegnato a livello ambientale: «I casi sono due – dice –o le fiamme sono sfuggite a qualche imbecille che aveva acceso un fuoco per riscaldarsi o cucinare, o qualche imbecille ha acceso il fuoco di proposito perché non sapeva cosa fare. Non è un periodo a rischio di incendi questo. Adesso qualche benpensante potrebbe sostenere che la vegetazione ricrescerà o dire “cosa vuoi che sia”? Certo che ricrescerà ma saranno necessari vent’anni, e per di più in un posto molto frequentato dove il terreno è battuto. Lo trovo un atto criminale anche perché è inserito nel parco delle Apuane e ci sono piante rare. La trovo una situazione paradossale. Si vuole rilanciare il parco ma oltre all’escavazione selvaggia sul Sagro non c’è nessun tipo di controllo. Una situazione selvaggia e assurda già con l’escavazione, e ora il Sagro si becca l’incendio. Non c’è vigilanza. È terra di nessuno. Stesso problema per Campocecina, dove ci sono poche guardie forestali, ma fanno raduni estivi con rischio di incendi e con la piana che diventa una discarica. Se vogliamo rilanciare e valorizzare la montagna serve vigilanza. Se il parco non ha le risorse – conclude Canesi - si possono fare accordi con le associazioni ambientaliste e con tutti quelli che amano la montagna». E a proposito di incendi è ancora vivo nella memoria dei carraresi, quello scoppiato a settembre dello scorso anno che si è mangiato circa venti ettari di bosco nelle prime colline di Stabbio, e che ha tenuto impegnato per giorni uomini e mezzi aerei per diversi giorni. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
