Il Tirreno

Il bilancio dell'operatore marittimo 

Grendi, cinque anni da record in porto «Grazie a Carrara, ma ora serve spazio»

Luca Barbieri
Una nave Grendi nello scalo di Marina di Carrara
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Una nave Grendi nello scalo di Marina di Carrara

Il giro d’affari per il 2021 è arrivato a oltre 68 milioni di euro. La crescita porterà a stretto giro a due nuove assunzioni

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CARRARA. I numeri, prima di tutto, partendo dal fatturato consolidato: 68,6 milioni di euro nel 2021. In percentuale un +19% rispetto all’anno precedente, mentre se calibrato al 2016 i dati certificano il raddoppio. Erano 33,8 i milioni di euro nel 2016 come giro d’affari per il Gruppo Grendi, operatore marittimo del settore della logistica. Una storia lunga quasi un paio di secoli e che nel 2016 “sbarca” a Marina di Carrara, dove ha spostato la sua base operativa nei 45mila metri quadri del terminal portuale marinello. In una manciata di anni, dall’approdo carrarese a oggi, il fatturato raddoppiato come delineano quelle che sono le prime evidenze del bilancio consolidato 2021. «Il trend di crescita del fatturato degli ultimi sei anni si è avviato con la decisione di Grendi, nel 2016, di trovare casa, per quanto riguarda il porto di accesso nel Mar Tirreno, nel terminal di Marina di Carrara, una base stabile sulla quale fare leva per impostare nuovi investimenti in processi», spiega Antonio Musso, amministratore delegato di Grendi Trasporti Marittimi.

Lo fa con Costanza Musso – amministratrice delegata di M.A. Grendi – nella conferenza che traccia un bilancio del 2021 dell’azienda e mette in fila i progetti e gli investimenti per il 2022 (come scriviamo a lato). «Nuove linee di business aggiuntive verso il centro e sud Italia per offrire soluzioni di logistica integrata a grandi gruppi industriali e della grande distribuzione. Queste strategie sono state premianti rispetto al 2020 e hanno visto crescere entrambe le linee di business consolidate del Gruppo (MA Grendi dal 1828 – trasporti terrestri e collettame e Grendi Trasporti Marittimi – trasporti marittimi e terminal portuali)», si fa notare.

Non c’è solo l’attività di Marina di Carrara, per l’azienda che ha terminal portuali in concessione anche su Olbia e Cagliari, ma dalla conferenza emerge l’importanza del lavoro svolto nella città del marmo.

Lavoro e spazi

«Quando siamo arrivati il porto di Marina di Carrara chiudeva alle 19: per il nostro modello di lavoro impensabile. Oggi noi ci contiamo tantissimo, è un porto in crescita come dimostrano i dati. Una concessione diretta per il periodo di vent’anni ci ha permesso di partire con basi solide sulle quali costruire: la posizione del porto è baricentrica, le dimensioni contenute hanno permesso un dialogo con i vertici con i quali chiarire e trovare delle soluzioni in tempi rapidi. Poi c’è grande collaborazione tra i terminalisti, così come con l’autorità portuale», hanno messo in fila le peculiarità dello scalo marinello i Musso. Un porto, come scritto su quello di Marina di Carrara, che nel 2021 ha sfiorato quota 3,5 milioni di tonnellate di merci movimentate: un risultato importante, «sul quale abbiamo inciso per oltre il 54%», fanno notare da Grendi.

E poi lo sguardo al futuro prossimo (leggi nuovo piano regolatore portuale, con quello vigente del 1981): «Seguiamo la questione legata al nuovo piano regolatore portuale: il nodo spazio per noi è importante. Abbiamo condiviso e accettato la soluzione meno invasiva sancita dal piano, ma speriamo in sviluppi in tempi brevi perché gli spazi sono fondamentali e perché la banchina è distante 800 metri rispetto a dove stocchiamo le merci», fanno sapere nella più articolata conferenza che fa il punto su tutte le attività. E la chiosa che tocca il tema del lavoro: «L’aumento dei volumi porterà a qualche assunzione in più: stiamo procedendo e stiamo selezionando un paio di persone (oltre ai 18 addetti alla movimentazione; quattro dipendenti in ufficio e un paio di stagisti) su Carrara».

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