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«Sindaco Persiani, ritiri quell’ordinanza», appello contro la chiusura a mezzanotte

Chiara Sillicani
«Sindaco Persiani, ritiri quell’ordinanza», appello contro la chiusura a mezzanotte

I titolari di locali: non siamo un problema, ma un presidio. «L’amministrazione non affossi i tentativi di ripresa della città»

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MASSA. La riflessione è ad ampio raggio, dagli effetti economici della chiusura anticipata all’analisi del tessuto sociale e dell’offerta culturale della città. Ma la sintesi di quella riflessione è chiara e suona come un appello all’amministrazione: i titolari di locali in centro città chiedono al sindaco Persiani di fare un passo indietro e ritirare l’ordinanza con cui impone, in tutto il comune, la chiusura di ristoranti e bar alle 24.

Gli esercenti, quelli che lavorano anche, e soprattutto, dopo la mezzanotte, sanno bene che, nonostante il provvedimento sia esteso a tutta la città, nel mirino ci sono loro. E ritengono che di puntare il dito contro le loro attività proprio non ci sia ragione e non soltanto perché – spiegano – i problemi di degrado o di ordine pubblico proprio non sono imputabili a loro, ma anche perché – aggiungono – un locale aperto è un presidio sul territorio. Una luce accesa. Lo ribadiscono i titolari di locali del centro che ieri fanno il punto e uniscono le forze in un progetto comune: «Abbiamo deciso – a fare sintesi è Tommaso Mazzetti della Mandragola – di costituirci in associazione. Noi riteniamo che l’ordinanza non dia risposta ad eventuali problemi di degrado, piuttosto rischia di peggiorare quegli stessi problemi perché i locali sono un presidio, controllano gli accessi in questa fase di pandemia e accertano l’età di chi consuma alcol». Perché – i titolari dei locali lo ribadiscono – non sono loro a vender alcol ai minori: «Noi siamo favorevoli ai controlli e riteniamo giusto che chiunque sbagli, sia sanzionato. Sappiamo anche, purtroppo, che ci sono zone in cui attività abusive vendono alcolici».Se esiste un problema sociale, se c’è chi non conosce alternativa a trattenersi per ore nelle vie del centro con strascico di danni e degrado, quel problema – gli esercenti ne sono certi – non si risolve con «un provvedimento estemporaneo».

Nei locali aperti la sera Giulio Cucurnia, titolare del Jack Rabbit eo Omero Pucci di Un colpo al cerchio vedono l’alternativa ad una città chiusa e incapace di proporre forme di intrattenimento: «Non basta realizzare piazze – esemplifica Cucurnia – senza animarle, riempirle, vivacizzarle. Chi passeggia in centro il mattino e il pomeriggio non trova nulla. La sera la città si anima». E se qualcuno presenta i locali «come il male di Massa», Omero Pucci rilancia e chiede alla città cosa sappia offrire: «Non vedo cinema, non vedo teatri, non vedo spazi per concerti, nulla che li distolga. Noi siamo il male, beh ma ci siamo e siamo aperti, animiamo il centro. Che offrono gli altri?».

Gli esercenti si considerano l’alternativa, la possibilità di una città diversa dalle serrande chiuse: «Vedo uno scollamento – spiega Sauro Venuti del Bar Hermes – tra il tentativo di cambiare che la città sta facendo e la lettura dell’amministrazione. È quella discrepanza che deve essere colmata. Questa ordinanza ci offende, i colleghi di altri comuni ci chiamano chiedendoci cosa sia accaduto. Ad ottobre i problemi (la rissa ndr) ci sono stati, ma ora il provvedimento non si giustifica». L’altro lato della medaglia: c’è chi vede nei locali la causa del caos in centro, dei danneggiamenti e del vandalismo, delle urla fino al mattino e c’è chi il rapporto causa effetto tra locali e degrado proprio non lo vede. E si considera strumento di rilancio. E presidio: «Sento parlare di persone che urinano sulle soglie. Sono gesti – sottolinea Lorenzo Gassani del Dry – di grave maleducazione. Certo non possiamo essere noi ad assumere il ruolo di educatori, ma siamo noi, fino alla chiusura, a consentire a tutti di utilizzare la toilette». Perché un bagno pubblico non c’è: quello all’ex mercato – spiega Pietro Pucci della Bodeguida – è rotto e nessuno lo aggiusta. Una medaglia, due facce e la necessità di conciliare. Per un rilancio della città che sia reale, consapevole e condiviso.

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