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Gli studenti dello scientifico al sindaco: «Quando torneremo nella nostra scuola?»

Claudia Cella
Gli studenti dello scientifico al sindaco: «Quando torneremo nella nostra scuola?»

L’impegno di De Pasquale: «Chi oggi è in prima potrebbe completare l’iter d’istruzione nella nuova sede del Marconi»

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carrara. Parlano di scuole e di investimenti sull'edilizia, delle difficoltà di studenti costretti a dividersi gli spazi, dei plessi che cadono a pezzi e si svuotano. Ma non solo. Affrontano questioni delicate, i temi che ruotano attorno alla giornata della memoria: la presunzione di superiorità, il conflitto sociale, le guerre. E poi un focus sull'oggi: l'odio, le spaccature sociali amplificati dalla pandemia. Di tutto questo gli studenti del liceo scientifico Guglielmo Marconi Aurora Santella, Eugenio Pompili, Lorenzo Pezzica e Giacomo Manfredini hanno parlato ieri con il sindaco Francesco De Pasquale in una lunga chiacchierata in modalità telematica, nel corso di un’assemblea d'istituto. Una domanda è d'obbligo, per i rappresentanti del Marconi, una comunità di studenti che dopo aver perso la propria "casa" (la sede storica del liceo scientifico in viale XX settembre è chiusa per inagibilità da anni) ha traslocato nell'edificio dell'Itis Galilei, ad Avenza, dove lo spazio è condiviso con gli alunni dell'istituto professionale. «Siamo fuori sede da anni e non troviamo una soluzione – ha fatto notare il rappresentante Eugenio Pompili - A che punto siamo, sindaco?». «Nell’edilizia scolastica – ha evidenziato il primo cittadino - fare progetti, trovare finanziamenti e completare tutte le procedure burocratiche sono attività che possono portare via anche anni. Per quanto riguarda lo scientifico, ha ricordato De Pasquale, la Provincia ha affidato uno studio di progettazione. Oggi c'è un team di architetti che sta progettando il nuovo Marconi. Una volta che si avrà in mano questo progetto e che avremo ottenuto i finanziamenti, si potrà passare dalla fase di progettazione a quella del progetto esecutivo, e da lì alla realizzazione». Ma i tempi restano lunghi. «Chi oggi è in prima superiore potrebbe completare il suo iter di istruzione nella nuova sede. Per chi è nel triennio, invece, la vedo dura». La convivenza con gli studenti dell'Itis è al momento l'unica opzione per i ragazzi dello scientifico con «un laboratorio di chimica che non è un vero laboratorio, perché mancano impianto a gas e cappa». O con la mancanza di un laboratorio di fisica, perché utilizzato dagli studenti dell’Itis. E ancora: aule con sono luci bruciate e crepe in terra. Tutte segnalazioni portate in provincia, in attesa di risposte.

Non solo scuole. Il confronto con il sindaco è servito agli studenti del Marconi anche per accendere i riflettori sul tema della memoria, a due giorni dalla ricorrenza del 27 gennaio. «Tema particolarmente delicato - ha sottolineato De Pasquale - soprattutto in un periodo di elezioni in cui si manifesta il simbolo della democrazia: la libera scelta di chi ci rappresenta. Un tassello importante da tenere a mente, proprio perché il giorno della memoria ci ricorda il tempo in cui tutto questo non era possibile. Un tempo in cui non c'era libertà di scelta, in cui i cittadini non erano tutti uguali di fronte alla legge». Poi una riflessione: «La tragedia della seconda guerra mondiale nasce fondamentalmente dal sentirsi superiori, dal ritenere un'etnia e una cultura superiore all'altra. Questo è quello che dobbiamo imparare andando a scuola in un paese democratico: che tutte le culture hanno pari dignità. Le diversità non devono spaventare, ma anzi renderci liberi, fratelli e in un certo senso - paradossalmente – uguali». Esiste una ricetta contro l'odio e il rifiuto delle diversità? Lo ha chiesto sempre Pompili, quasi a cercare, nelle parole del sindaco, la soluzione, o quantomeno una ragione che spieghi le spaccature sempre più profonde di una società in cui è sempre più difficile guardare all'altro, oltre che a sé stessi. «In realtà - risponde De Pasquale - una ricetta non esiste. La pandemia ha amplificato i contrasti tra gruppi anche a Carrara, dove tante comunità ed etnie devono imparare a convivere. E non è facile, perché la nostra è una società che tende a sfilacciarsi. Alcuni soggetti tendono a far prevalere l'interesse personale su quello collettivo. Penso ai no-vax, ma anche ai positivi al virus che si rifiutano di stare chiusi in casa e girano per la città. Ci sono stati no-vax che, nonostante fossero ricoverati in ospedale, hanno rifiutato l'ossigeno. Pensare di rifiutare le cure in una situazione in cui delle vite si sarebbero potute salvare». «Perciò - conclude De Pasquale - probabilmente una ricetta non c'è. Ma un tentativo di far pensare in modo diverso certe persone lo dobbiamo fare comunque».

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