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Curare i sintomi Covid, il dottor Carlo Manfredi: «No agli antibiotici»
Il presidente dell’Ordine spiega quali medicinali sono utili e quali invece no E ripercorre gli esordi della malattia due anni fa
massa. Covid e cure: a fare il punto sulle terapie è il dottor Carlo Manfredi, presidente dell’ordine dei medici.
Ripercorriamo le cure contro il Covid 19 a partire dall’esordio della pandemia. Come è cambiato l’approccio nel tempo?
«All’inizio della pandemia, quando ancora non si sapeva come affrontare una situazione del tutto nuova, i medici di medicina generale hanno deciso le cure basandosi sugli scarsi elementi allora disponibili. Si sono prodigati per non lasciare nulla di intentato, per adempiere ai propri doveri e, in mancanza di dispositivi di protezione individuale, alcuni si sono contagiati e sono morti».
Quali erano le prime cure prese in considerazione?
«Alcune delle terapia più promettenti, come azitromicina, idrossiclorochina e alcuni antivirali anti-Aids sono state usate con l’autorizzazione delle autorità preposte. Nel frattempo sono stati realizzati studi a chiarire come stanno le cose. L’idrossiclorochina, con o senza azitromicina, non riduce la gravità della malattia, la durata del ricovero, il trasferimento in intensiva e la mortalità a 28 giorni. Inoltre, non protegge dalla malattia dopo contatto stretto con un positivo. Per questo motivo è stata giustamente abbandonata».
In cosa consisteva la vigile attesa suggerita nelle circolari in quella fase?
«Tenere i contatti telefonici o video con i pazienti per avere le informazioni necessarie. Questo tipo di comunicazione è stata un’ancora di salvezza per le persone ammalate e isolate. Poi sono partite le Usca, le apposite squadre dotate di idonei mezzi di protezione individuale, per fare le visite domiciliari, registrare i dati clinici oggettivi, fare i tamponi e aggiustare le cure».
Fra le nuove terapie possibili nel territorio anche di Massa Carrara ci sono gli anticorpo monoclonali e gli antivirali, quali vantaggi offrono?
«Gli anticorpi monoclonali e gli antivirali Molnupiravir e Remdesivir sono efficaci in pazienti non ricoverati con infezione da Sars-CoV-2 asintomatica, lieve o moderata ad alto rischio di sviluppare Covid 19 grave. Gli anticorpi monoclonali devono essere praticati endovena entro 7 giorni dall’inizio della malattia. Un tipo di anticorpo monoclonale è attivo anche contro la variante omicron. L’antivirale Molnupiravir è in pasticche da assumere entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi per 5 giorni. Mentre Remdesivir, prevede una somministrazione endovenosa per 3 giorni».
Negli ultimi giorni c’è stato il caso della corsa ad approvvigionarsi di azitromicina, cosa dire?
«Il “caso” azitromicina si sgonfia da solo perché non esistono antibiotici efficaci contro i virus e quindi nemmeno contro il coronavirus. Se, invece, un batterio, approfittando dell’infezione da coronavirus, attacca a sua volta il paziente, allora potrebbe essere molto utile».
Gli antibiotici nel Covid non vanno usati?
«Non si devono usare gli antibiotici se non si sovrappone anche un’infezione da batteri perché altrimenti si favorisce lo sviluppo di microbi resistenti».
Quali sono le più recenti raccomandazioni di Aifa?
«L’ultima versione del 14 dicembre, conferma, per la terapia dei sintomi, il paracetamolo e i Fans (antinfiammatori ndr). Il cortisone a domicilio s nei pazienti con fattori di rischio di progressione di malattia, se si ha un peggioramento che renda necessaria la terapia con ossigeno e se non sia possibile il ricovero immediato in ospedale. L’utilizzo precoce del cortisone potrebbe interferire negativamente con lo sviluppo di un’adeguata risposta immunitaria».Sara Lavorini
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