Attenzione
In aumento morti, infortuni e malattie professionali
La denuncia dell’Inail: «Penalizzato soprattutto il settore edile, d’obbligo una vera collaborazione tra istituzioni, imprese e parti sociali sul tema sicurezza»
Massa-Carrara. Tre morti e 2000 infortuni (più o meno gravi) al giorno. Sono questi i numeri registrati dall’Inail a fine 2021, sul territorio italiano. Inizia così l’analisi di Paolo Bruschi, presidente territoriale Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro).
«Abbiamo da poco varcato le soglie del 2022 – scrive tra l’altro – ed è dunque tempo di bilanci e riflessioni riguardo l’anno appena passato. Purtroppo nonostante i sistemi di prevenzione che la tecnologia ci mette a disposizione, si continua a morire e ad infortunarsi come 50 anni fa. Considerando i dati forniti dall’Inail, aggiornati al mese di ottobre 2021, i 1017 infortuni mortali a livello nazionale (-1,8% rispetto all’anno precedente) è un dato che deve far riflettere e, al tempo stesso, un brutto presagio per il futuro. Le denunce di infortunio hanno avuto un aumento del 6,3% rispetto al medesimo periodo del 2020 (da 421.497 a 448.110) mentre le malattie professionali sono incrementate del 24% toccando, in alcuni mesi, punte del 50% (da 36.619 a 45.395) – aggiunge il presidente Bruschi -. Il comparto che ha registrato una percentuale maggiore è stato quello edile con un +19,3% rispetto all’anno precedente. Un sacrificio umano pagato in nome della rinascita economica dettata soprattutto dagli eco bonus, che rischia di aggravarsi quando i contratti del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza dovranno accelerare per rispettare le scadenze europee».
E prosegue: «Ogni volta che le cronache riportano infortuni e morti sul lavoro la frase ricorrente è “non deve più accadere” ma qualsiasi legge volta a tutelare il lavoratore viene vanificata dai controlli inesistenti o insufficienti, da una mancanza di cultura della sicurezza, dall’idea di anteporre alla salute la fame di profitto».
«Nella nostra provincia –continua Bruschi- abbiamo avuto tre denunce di infortuni mortali (una in più rispetto al 2020) e un aumento del 2,1% rispetto al solito periodo dello scorso anno (da 1.830 a 1.869) di denunce di infortunio mentre le malattie professionali hanno raggiunto il più 25,4% (da 595 a 746). Dietro ai freddi numeri, in special modo a quelli degli infortuni mortali, si cela un dramma umano caratterizzato da famiglie costrette a reinventarsi il modo di vivere, che assistono lentamente al tramonto del proprio futuro rimanendo appese a lunghi processi vittime della prescrizione. Un sistema giudiziario ingiusto e meschino intrappolato all’interno di una Repubblica fondata sul lavoro ma che non riesce a garantirlo sicuro ne tanto meno riesce a dare giustizia alle vittime e di conseguenza alle famiglie. Noi di Anmil –conclude Bruschi- pensiamo che un’inversione di rotta possa avvenire soltanto attraverso una concreta collaborazione tra Istituzioni, imprese e parti sociali, che porti alla diffusione della consapevolezza e della percezione del rischio in modo da evitare drammi e dolori. Restiamo fermamente convinti che un progresso importante possa partire dal rendere il tema della sicurezza materia di studio all’interno delle scuole, da un sistema formativo dei lavoratori concreto ed efficace e dalla forza delle testimonianze raccontate da lavoratori che hanno subito sulla propria pelle danni indelebili sia in tutti gli ambienti di lavoro che nelle scuole dove ci sono i nostri futuri lavoratori».
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