Il Tirreno

«Vaccinazioni, impiegati solo gli infermieri»

Donatella Francesconi
«Vaccinazioni, impiegati solo gli infermieri»

La protesta di tutte le altre professioni sanitarie che in Toscana sono rimaste escluse nonostante gli accordi siglati

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massa. Si chiama Ordine delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione e conta, in tutta Italia, oltre 220mila professionisti: dai tecnici di radiologia, ai fisioterapisti, passando per logopedisti, podologi, ortottisti, igienisti dentali e molto altro. Ma, in Toscana, nessuno li ha incontrati con la bardatura d’ordinanza nei luoghi in cui vengono effettuate le vaccinazioni anti covid. A sottolinearlo al Tirreno è Leonardo Capaccioli, presidente interprovinciale di Firenze Tsrm Pstrp. «Era stato siglato un accordo, nel maggio 2021, al ministero della salute con il quale si dava modo alle professioni sanitarie altre rispetto a quella degli infermieri, di entrare in campo come vaccinatori, andando incontro alle necessità organizzative che si andavano ponendo. L’accordo, successivamente, andava declinato con le singole Regioni». A quella Toscana, il maxi Ordine di recente nascita ha indicato 1.100 nominativi di propri iscritti (su 13.500) disponibili a effettuare il corso necessario dell’Istituto superiore di sanità, «così da poter essere arruolati come forza ulteriore nell’ambito vaccinazioni», riscuotendo anche il dovuto pattuito nell’accordo. La Regione ha ricevuto gli elenchi – continua la ricostruzione di Capaccioli – «e li ha girati alle tre aziende sanitarie regionali. Il tempo è passato e nessuno è stato chiamato». Perché ogni Asl – così l’analisi di Capaccioli – «ha fatto un proprio percorso per scegliere chi destinare alle operazioni di vaccinazione della popolazione, coinvolgendo solo gli infermieri e proponendo remunerazioni anche superiori a quella dell’accordo con la Regione Toscana, fissata a 40 euro l’ora lordi».

Capaccioli è diretto nel parlare di «accordi interpretati in maniera soggettiva» e spiega: «C’era chi diceva che la possibilità di essere vaccinatori riguardasse solo i liberi professionisti. Poi è salto fuori che fosse necessaria l’iscrizione alle società di lavoro interinale e c’era chi poteva farlo nell’azienda e chi doveva rivolgersi all’esterno. Abbiamo parlato più volte con la Regione e ci siamo sentiti dire che “tanto, ormai, il picco è passato”. Poi, alla fine, si è deciso di impiegare il volontariato».

Volontariato che, adesso, affogato dalla richiesta di tamponi e dai contagi è tornato a bussare alla porta delle professioni sanitarie diversa da quella dell’infermiere: «Siamo stati chiamati dalle associazioni di volontariato come Ordine e di nuovo ci siamo messi a disposizione. La bozza di accordo è in via di ultimazione», così l’aggiornamento fornito da Leonardo Capaccioli.

Il quale ripropone un cruccio che la vasta categoria che rappresenta ha coltivato nel corso dei due anni di pandemia: «Gli eroi, gli eroi… tanto ne abbiamo sentito parlare e sono sempre i medici a tutto tondo e gli infermieri. Ma i morti covid li abbiamo avuti anche noi. Si punta tutto sul dualismo medico/infermiere: ma basti pensare al ruolo che ha avuto lungo tutta la pandemia la diagnostica strumentale, fondamentale nell’emergenza covid, o l’attività di fisioterapia nella cura e recupero del post infezione acuta. Noi ci siamo proposti per dare un attimo di respiro agli ospedali. Invece le Asl hanno organizzato tutto per conto loro e gli infermieri se la sono “smazzettata” da soli».

Rimane da capire, adesso, se si ripeterà o meno lo stesso scenario appena sarà operativo l’accordo sui tamponi.

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