Gioco
Lucrezia Massari e “Il paradiso delle signore” «La mia vita? Mi alzo alle 5 e poi tutto di corsa»
Intervista all’attrice carrarese classe 1994 tra le interpreti della fiction televisiva in onda su RaiUno
il personaggio
È una delle interpreti della fiction “Il paradiso delle signore” di Raiuno. Ma il personaggio di Flora le ha cambiato la vita? Ne abbiamo parlato con l’attrice carrarese Lucrezia Massari, classe 1994, che si è dimostrata più che “Gentile”. Proprio come il cognome del suo personaggio televisivo.
Lucrezia, partecipare a “Il paradiso delle signore” ha procurato cambiamenti nella tua quotidianità?
«In effetti, mi riconoscono per strada. Posso indossare la mascherina, gli occhiali da sole e una giacca col cappuccio, ma c’è chi si avvicina e mi chiede “Ma tu sei Flora?”. Un giorno sono stata io a chiedere a una signora come avesse fatto a riconoscermi. Era freddo ed ero imbacuccata. Mi disse di avere notato la mia gestualità, che era uguale a quella di Flora nella fiction. In effetti…».
Ti diverte, l’essere riconosciuta frequentemente?
«Da un lato è divertente, ma a volte mi spiazza. Di indole sarei abbastanza riservata e quando vengo fermata per strada, un po’ d’imbarazzo c’è sempre. Ho avuto anche una crescita per quanto riguarda il numero di seguaci sui social, ricevo tanti messaggi positivi e di questo ringrazio tutti per l’attenzione che mi regalano. A volte vado a leggere i post sui profili social della fiction, per capire cosa pensa il pubblico di me. E da lì prendo spunto, per migliorarmi».
Com’è la tua giornata tipo da attrice?
«Sveglia prestissimo, alle cinque del mattino, per essere sul set negli orari prestabiliti. La sera ho sempre i buoni propositi: domattina mi alzerò per tempo, mi preparerò una bella colazione, poi farò ginnastica e meditazione, dopodiché sarò pronta ad affrontare la giornata. Invece, poi, finisce che mi sveglio all’ultimo, trascorro i primi venti minuti a capire chi sono, cosa faccio e dove dovrei andare. I restanti minuti, mi servono per prepararmi di corsa e poi via, verso i luoghi delle riprese, con un cornetto comprato al volo in uno dei pochi bar aperti a quell’ora. Giunta sul set, c’è il rituale di “trucco e parrucco” e poi si gira. La giornata finisce attorno alle 18, quando poi mi concedo un po’ di palestra, infine la cena e via a letto presto, per affrontare il giorno dopo, coi soliti ritmi».
Quando ti rivedi in Tv cosa pensi di te?
«All’inizio ero un giudice inesistente, perché avevo paura a riguardarmi e evitavo di farlo. Però poi, con “Pezzi unici” (la fiction girata qualche anno fa, ndr) capitava che Cinzia Th. Torrini ci chiamasse a riguardare i filmati a casa sua, per commentarli e elaborarli; allora ho imparato a osservarmi, ma con spirito critico. In casa, poi, osservo anche gli altri, per capire che reazioni hanno quando c’è una scena dove compaio, per cogliere cosa può essere piaciuto o cosa no. Non bisogna guardarsi per idolatrarsi, ma va fatto in modo quasi distaccato e tecnico, come se si fosse uno spettatore normale. In modo neutro, per vedere l’effetto che fa, per imparare e provare a migliorare».
Lei ha fatto il liceo artistico. Che tipo di arte è la recitazione?
«Non è come suonare, dove se sbagli una nota lo senti subito. Il recitare è diverso: a volte pensi di fare bene, poi guardi il video e non rende. Oppure pensi di fare malissimo, invece funziona. Bisogna quindi riguardarsi, non per egocentrismo ma per imparare da sé stessi».
Quanto le è servito l’essere carrarina, dalla testa dura e tenace?
«Mia nonna mi diceva: “T’sén dura com’l granito!”. Io rispondevo: “Ma se siamo a Carrara, semmai, sarò dura come il marmo”. E sono felicissima di essere di Carrara, e quindi tenace, perché c’è un’indole di “noi carrarini”, che non si può spiegare e che serve ovunque. L’essere cresciuta a Carrara mi ha reso la Lucrezia che sono oggi. Fossi cresciuta a Roma, dove sono oggi per lavoro, sarei diventata una persona differente. Quando ho deciso di andare a Roma a studiare recitazione, per me quello era il “piano A” e non contemplava piani “B”. Ho dovuto salutare gli amici e la famiglia e per farlo è servita tanta determinazione. Avevo vent’anni e non è stato facile decidere. Per questo, la testa dura mi è sempre stata utile».
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