Sicurezza
«Siamo scesi in cantina si sentivano le bombe»
Il racconto di Rita Mussi, una delle superstiti di via Groppini «Prima ci furono le sirene e le urla, poi solo distruzione»
Carrara. «Avevo dieci anni, abitavo in via Lunense in centro insieme alla mia mamma. Ricordo un forte allarme, le sirene che urlavano, e il boato delle bombe. Allora siamo scesi, giù nelle cantine. Quando siamo usciti, via Groppini era distrutta». Rita Mussi, 87 anni, il bombardamento del 18 gennaio 1945 lo ricorda nei minimi dettagli. «Mi salvai per un errore, perché il pilota sbagliò direzione, e sganciò a sinistra invece che a destra. Nel letto dove dormivo trovai un enorme sasso che aveva sfondato il vetro». Il bombardamento che 77 anni fa spezzò 65 vite umane è un capitolo di storia che porta con sé una lezione: che non sempre è il nemico a colpire e che tra i mali della guerra. Per errore. Colpi sferrati con buoni propositi (ammesso che l’intento di ferire, chiunque sia il bersaglio, possa essere giustificato da un “buon proposito”) e con conseguenze tragiche. Nella mattina del 18 gennaio 1945 in via Groppini persero la vita 65 persone. Le uccise una bomba, sganciata dall’aereo pilotato da un inglese. Un “amico”, la cui colpa fu quella di sbagliare di qualche metro. Non molto distante da quella traversa di via Roma c’era la caserma dei tedeschi: il nemico. Era quello era l’obiettivo degli alleati. Ma a finire tra le macerie fu la gente di Carrara, intere famiglie, tra cui 14 bambini. Ieri mattina, proprio sotto la lapide che ricorda le vittime di quella tragedia, si è svolta la 77esima cerimonia di commemorazione. Tra i presenti, oltre al sindaco Francesco De Pasquale e al presidente dell’Anpi Carrara Nando Sanguinetti, l’Associazione nazionale Alpini - sezione Alpi Apuane – e tutte le autorità civili e militari. Assenti, invece, i giovani studenti per ragioni legate alla pandemia. Un vuoto che non è passata inosservato a Sanguinetti, il quale ha “bacchettato” il sindaco. «Hai ragione Nando, mancano le scuole – gli ha risposto De Pasquale -. Ma in tempi di pandemia dobbiamo fare di necessità virtù». E ha assicurato: «Faremo comunque arrivare la tua testimonianza nei banchi degli alunni». Poi un pensiero alle vittime: «Siamo qui a ricordare un episodio doloroso, che ha coinvolto civili, innocenti, bambini. Questa è l’occasione per lanciare un grido: il nostro “no alle guerre”. E di prenderci un impegno: quello di imparare a convivere nella pace, e ad affrontare le divergenze, nel piccolo come nei rapporti internazionali, attraverso il dialogo». Il presidente dell’Anpi, con berretto, giaccone, sciarpa e mascherina rigorosamente rossi, ha ricordato «il rumore spaventoso delle bombe, la gente che correva verso via Roma a prestare soccorsi. I morti tirati fuori dalle macerie e la disperazione dei parenti». «C’è chi vorrebbe dimenticare e sostiene che il fascismo sia morto il 25 aprile, ma la verità è che oggi esistono ancora fascisti e post-fascisti. E’ anche per questo che dobbiamo tenere viva la memoria, e continuare a difendere la democrazia».
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