Il Tirreno

pontremoli 

Il virus non ferma il falò di San Nicolò

Riccardo Sordi

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pontremoli. La tradizione è salva. Nonostante la pandemia, le difficoltà legate a quarantene e tamponi, i fuochisti di San Nicolò sono riusciti a realizzare il falò in onore di Sant’Antonio Abate nel tradizionale spazio di fronte al ponte Pompeo Spagnoli, lungo il greto del Magra. Così come dodici mesi fa, i rappresentanti del rione del “Vaticano” hanno dimostrato l’attaccamento ad una tradizione che non si è voluta interrompere nemmeno in tempi grami come questi. Con poche persone ad assistere, i fuochisti, ben prima delle canoniche 19 hanno dato fuoco alla pira, neppure lontana parente di quella tradizionalmente innalzata in anni propizi. Preparata nel pomeriggio dello stesso giorno, senza la liturgia delle cene e dei fiaschi consumati nella baracca sotto il ponte nei giorni dei preparativi. Allo sviluppo delle prime fiammate, però, il grido “Lo lo lo, evviva San Nicolò”, è uscito spontaneo dal coro degli immancabili supporter e da parte degli stessi fuochisti. Dimostrazione del radicamento di questo appuntamento nel cuore dei pontremolesi, tenuto vivo grazie all’impegno di due squadre composte da uomini più o meno giovani che nel corso dell’anno dedicano parte del loro tempo libero alla preparazione dei “bochi” che andranno a formare la pira destinata a bruciare nelle due serate. E, a questo proposito, l’appuntamento ora è per il 31 gennaio con il falò di San Geminiano. In forma ridotta, ma non sia mai che venga meno la tradizionale rivalità.



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