Attenzione
«La tragedia che è accaduta è una grande sconfitta per tutti»
Alessandra Vivoli
carrara. «Non mi vergogno a dire che quanto è successo mi ha fatto vivere momenti di sconforto. È morto un uomo, è una sconfitta per tutti».
Comincia così la chiacchierata con Anna Galleni, assessore con delega al Sociale della giunta Cinque stelle.
L’omicidio all’ex campo profughi, costato la vita al 46enne Paolo Fiorentino ha acceso i riflettori sul mondo degli “ultimi”.
Assessore Galleni sul territorio sono emerse tante situazioni di degrado.
«Cominciamo col dire che la situazione è complessa. Alcune situazioni sono risolvibili: ad esempio se c’è una persona in uno stato di povertà i servizi si attivano con una serie di aiuti economici, dalla borsa lavoro al contributo per l’affitto. È stato fondamentale il supporto delle associazioni di volontariato: arrivano al Comune migliaia di richieste, è stato fatto a tale proposito un bando per fare scudo immediatamente e prevedere alla distribuzione dei pacchi alimentari e dei pasti. Questa è una cosa che riguarda la gestione ordinaria nella straordinarietà della pandemia che ha creato situazioni di disagio ancora maggiori».
«Poi – aggiunge la Galleni – c’è una estrema marginalità sul territorio, rappresentata dai senza tetto, dalle persone che spesso non passano nemmeno dai servizi sociali».
Per queste fasce di marginalità che cosa ha fatto il Comune?
«Abbiamo sposato il progetto “housing first” che prevede due appartamenti condivisi (con in comune bagno e cucina e un tutor che insegna a uscire dalla marginalità). Come? Aiutando gli ospiti nelle cose semplici come fare la spesa e pagare le bollette. È un percorso lunghissimo ma in cui credo molto e al quale abbiamo affiancato anche il “progetto freddo”, insieme alla Caritas: quando le temperature diventano particolarmente rigide viene offerto un ricovero per la notte».
«Nelle case, nel nostro comune due appartamenti, che fanno parte del progetto housing first, non viene ammesso chi ha problemi di alcolismo, droga, e i malati psichiatrici. Francesco Di Blasi era stato escluso e i servizi sociali hanno perso le sue tracce nel 2018. Paolo Fiorentino invece non lo abbiamo proprio mai visto».
Perché Di Blasi e Fiorentino erano dentro al casolare all’ex campo profughi?
«Quell’area era già stata sgomberata ma le case erano state nuovamente sfondate e occupate. C’era da tempo anche una nuova ordinanza di sfratto sia per la casa, di proprietà di Erp, in cui è avvenuto il delitto, sia per la ex Vercelli: l’abbiamo notificata il 9 dicembre scorso, sarebbe stata esecutiva il 25 gennaio, soltanto fra pochi giorni».
Perché queste persone, se lo vuole spiegare ancora una volta, non erano seguite dai servizi sociali?
«Perché nessuno, anche se versa in gravi difficoltà, può essere costretto a presentarsi ai servizi sociali. Di Blasi non si faceva più vedere da oltre tre anni. Fiorentino non si è mai presentato nei nostri uffici a chiedere aiuto: sappiamo solo che ha avuto la residenza a Carrara, nel novembre scorso. Poi più nulla non lo abbiamo mai visto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
