Sicurezza
Allarme peste suina, un numero dedicato per Pontremoli
Avviato il monitoraggio in tutta la provincia apuana. Linea diretta del delegato Lecchini con Cosimo Ferri
PONTREMOLI. É alta l'attenzione in Lunigiana e anche a Pontremoli sulla peste suina africana (Psa). La Regione ha attivato l'unità di crisi per le emergenze epidemiche che riunisce Asl, Istituto Zooprofillatico e Regione, sia a livello Regionale che locale (provincia di Massa-Carrara) Negli ultimi giorni il delegato del Sindaco al controllo dei cinghiali e delle problematiche ad essi collegate, Michele Lecchini si è attivato aprendo una linea diretta con l'onorevole Cosimo Ferri che da Roma segue la vicenda con attenzione e puntigliosità ed ha più volte sollecitato l'assessore regionale Stefania Saccardi sul tema. Il Sindaco di Pontremoli, Jacopo Ferri ha predisposto un osservatorio locale grazie alle squadre di caccia che gli riferiranno con immediatezza di anomalie sul territorio.
Lecchini si sta avvalendo dell'esperienza di Francesco Marafetti, profondo conoscitore del territorio e delle problematiche legate alla presenza degli ungulati. Già ieri, domenica, diversi cacciatori sono usciti nelle montagne del Pontremolese in "perlustrazione" e segnaleranno in tempo reale eventuali problematiche. L'amministrazione di Pontremoli invita chiunque a visti sul territorio comunale cinghiali morti o apparentemente malati a segnalarlo subito al numero. 01874601235 in orari di ufficio, scattando possibilmente foto e geolocalizzando la zona di avvistamento se possibile.
Ricordiamo che in Piemonte e Liguria sono saliti a 114 i Comuni già inseriti dal Ministero della salute nella “zona infetta” e d’intesa con il Ministero delle politiche agricole ha emanato il divieto di caccia in provincia di Alessandria.
Da subito, nella provincia apuana, prima iniziativa di questo genere in Italia, l’assessorato regionale al diritto alla salute e quello all'agricoltura e alla caccia - si specifica in una nota regionale - avvierammo un’operazione di sorveglianza passiva grazie alla quale gli operatori, coordinati dalle locali Atc e dall’Asl Nord Ovest, con apposito kit distribuito dalla Asl per operare in biosicurezza, avranno il compito di cercare e segnalare sul territorio carcasse di cinghiale e analizzarle. L’obiettivo è il tempestivo riscontro dell’infezione.
Intanto in Regione, in una riunione alla presenza degli assessori all’agricoltura Stefania Saccardi e al diritto alla salute Simone Bezzini, è stato avviato il percorso di costruzione di una task force (che vedrà coinvolti gli uffici delle direzioni sanità, agricoltura, ambiente e protezione civile) che sarà riunita in forma permanente e si confronterà con le Forze dell’ordine, gli Enti parco e le associazioni di categoria agricole e venatorie.
Da tempo la Regione Toscana sta monitorando l’evoluzione del pericolo Psa e sta agendo con misure di contenimento. Tra queste, il recente bando da 4 milioni di euro dell’assessorato all’agricoltura, destinato alla realizzazione di idonee recinzioni in grado di limitare le interazioni fra i suini allevati e gli ungulati selvatici (principalmente cinghiali) potenziali vettori di peste suina africana. L’estate scorsa, su iniziativa dell'assessorato al diritto alla salute, è partito un percorso di approfondimento sulla sorveglianza e la prevenzione della diffusione di Psa con le forze dell’ordine, il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, i direttori della sanità animale delle Asl e i responsabili dei settori regionali competenti perché ciascuno, secondo la sua professionalità, possa aver modo di rafforzare il proprio ruolo in una rete di prevenzione, controllo e di lotta contro questo rischio sanitario.
Da qui sono partite una serie di iniziative di formazione e informazione sulla gestione delle emergenze epidemiche di peste suina africana. A cominciare dai corsi di formazione organizzati dall’assessorato al diritto alla salute in collaborazione l'assessorato all'agricoltura e le Asl toscane, su base provinciale, rivolte a cacciatori, ATC e polizie provinciali.
Insieme al settore faunistico regionale, Asl e Istituto zooprofilattico sono stati poi preparati corsi di informazione e formazione rivolti ai capisquadra delle squadre di caccia al cinghiale e, sempre in estate, si sono tenuti corsi di informazione destinati agli allevatori e ai Consorzi di tutela del marchio.
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