Sicurezza
Baker Hughes cerca diplomati «Un ponte tra scuola e lavoro»
Richieste alla mano, il presidente della Provincia Lorenzetti lancia il protocollo «Un percorso calibrato ad hoc per accorciare i tempi dell’inserimento in azienda»
Ivan Zambelli
Massa. Vero che a Massa Carrara la disoccupazione è forte, eppure certe aziende non riescono a trovare lavoratori, specie tra i più giovani. Ne è un esempio la Baker Hughes, che tra Avenza e il Nuovo Pignone a Massa conta più di duemila addetti ai lavori, e che però fa fatica a trovare lavoratori specializzati. E non si tratta di ingegneri, manager o progettisti dalla lunga esperienza professionale; bensì quei giovani con in mano un diploma di istituto tecnico-professionale. E proprio per questo, nel corso di un sopralluogo allo stabilimento nato come appuntamento istituzionale con i vertici aziendali, il presidente della Provincia di Massa Carrara Gianni Lorenzetti si è sentito di lanciare una proposta, per andare incontro sia a questa esigenza aziendale, ma anche per provare a rispondere alla fame occupazionale del territorio, specie tra i giovani. «Con i direttori è emersa l’esigenza di personale specializzato, che non sono solo ingegneri, ma soprattutto ragazzi che vengono fuori dagli istituti tecnici e professionali. C’è una carenza forte, perché i genitori tendenzialmente mandano i figli nei licei, o in altre scuole». Secondo Lorenzetti, alla base di questa scelta ci sarebbe un equivoco, legato più al passato e non al presente di questo tipo di mansioni: «Oggi lavorare al Pignone non significa più andare a saldare o fare cose pesanti come una volta; oggi si lavora con i computer, con la tuta o con il camice. E sono tutte figure che vengono fuori dagli istituti tecnici professionali». Partendo da questo assunto, Lorenzetti ha quindi pensato di mettere in piedi un «trait d’union», coinvolgendo scuole, l’azienda e il territorio in genere. «Siccome tra le competenze della Provincia ci sono gli indirizzi scolastici, vorrei provare a iniziare un percorso diverso. La direzione di Baker Hughes mi ha dato la disponibilità, e per la prossima settimana ho convocato i dirigenti delle scuole interessate. Dopodiché mi confronterò nuovamente con quelli di Baker Hughes. Faremo un protocollo d’intesa che possa andare verso questo obiettivo». L’idea insomma è quella di un percorso formativo in seno alle scuole, che possa essere concretamente al passo con le esigenze delle aziende, così da creare le condizioni per un più veloce inserimento nel mondo del lavoro. Oppure, per stimolare le iscrizioni in questi istituti. «Le scuole fanno gli open day. Perché non farli anche dentro il Pignone? Così tu genitore vedi che quella scuola non è sminuente, ma anzi quel percorso di studi ti porta qui dentro». In questo caso l’azienda è Baker Hughes, ma non solo. «Vediamo dove può portare. Se funziona, lo esportiamo: mi viene in mente il porto, le aziende della nautica, ma anche altre realtà». Il tutto, nella prospettiva ben più ampia di avere una visione per il futuro. «Un lavoro di prospettiva, perché il problema non è quanti lavoratori mancano, semmai è avere una visione di futuro. Questo è il tema vero. Credo che qui ci sia bisogno di riunire le forze di questa provincia, imprenditoriali e amministrative, e tutti insieme lavorare per uscire da un meccanismo che non è solo chiedere alla Regione o allo Stato, ma anche cominciare a rimboccarsi le maniche. Basta piangersi addosso, ma lavorare».
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