Sicurezza
Pasta e caffè: arriva l’aumento per i costi di materie ed energia
I prodotti di pasticceria già cresciuti, poi salirà l’espresso Finora alcuni operatori sono riusciti a evitare il rincaro
Ivan Zambelli
Massa. Un caffè? Un euro e venti. Un cappuccino invece? Allora un euro e cinquanta. All’orizzonte, e neanche troppo lontano, ci sono rincari doverosi per esercenti e fastidiosi per gli utenti, dati dalla necessità di far fronte al rincaro generalizzato delle spese, dalle materie prime fino alle bollette. Un effetto a catena di tanti fattori, che in bar e pasticcerie si traduce in un aumento del prezzo del “carburante” degli italiani, ma anche di brioches, cappuccini, prodotti per la colazione e non solo. Perché i problemi, come evidenziato da chi lavora dietro il bancone, sono tanti: «Non è solo una questione di materie prime -racconta per primo Bruno Ciuffi, presidente di Confcommercio ma anche titolare del bar La Perla- ma di tutti i costi che ci gravano addosso. Io per adesso il caffè non l’ho aumentato, ma sono costretto a farlo per la pasticceria, visto che le aziende hanno dovuto anche loro far fronte a degli aumenti. Per esempio sul caffè il problema è che il chicco ha subito l’aumento più alto degli ultimi 10 anni. Non è colpa delle aziende o dell’imprenditore; è proprio perché il costo della materia prima è aumentata, perché sulla piantagione poi incidono i cambiamenti climatici».
In più c’è l’aumento dei carburanti, che incide sui trasporti, e dell’energia, che incide su tutto. «Io a gennaio ho in previsione un aumento di 150-180 euro solo di energia elettrica. Quando hai questi aumenti qui poi devi fare i conti».
Anche Francesco Bennati, di Confesercenti e titolare de La Madonnina, mette sotto il riflettore tutti i problemi che sottendono a questa ondata di rincari: «Il covid che ha fatto aumentare i costi di gestione, il calo della clientela, le spese fisse che aumentano. Poi c’è il costo del trasporto internazionale schizzato alle stelle, e che incide tecnicamente sul prezzo del caffè, che a sua volta ha avuto problemi nella produzione delle arabiche brasiliane, la base per le miscele. In tutto questo si aggiunge il rincaro della componentistica dei macchinari, i chip. Nel mentre, molti affitti dei locali non sono scesi, ed è terminato lo stop dei mutui». Insomma, è tutto il mondo bar e ristorazione che va a costare di più, «ma con incassi che flettono del 40%». «Noi stimiamo, anche con altri colleghi, l’aumento generalizzato per tutto il comparto food, e l’aumento della caffetteria e complementari, che subiranno il maggiore aumento».
Nel suo locale, ad esempio, «quest’anno abbiamo fatto un leggero aumento sulle paste, ovvero portandole tutte ad 1,20 euro. Per ora il caffè non l’ho toccato, perché la ditta con cui lavoro l’aumento me lo farà da aprile, ma è sicuramente all’orizzonte».
Anche Lino Rossi, titolare delle omonime pasticcerie, per il momento ha solo portato a prezzo di mercato le paste, ma anche lì la situazione andrà a cambiare a breve: «Già settimana prossima ritoccherò tutto il listino, dal caffè agli aperitivi, perché non ce la facciamo proprio più. Con le materie prime avremmo potuto sopportare l’aumento, ma l’energia no. Qui rischiamo di chiudere, perché quando ti arriva una bolletta da 5 o 6mila euro ti metti a piangere». A fronte, anche qui, di un calo generalizzato delle affluenze. Ancora non l’hanno fatto, ma anche da Chantilly si prevedono aumenti nel medio periodo: «In questo momento ci sto rimettendo io -racconta Massimiliano Capua-, per evitare di dare la botta al cliente uscito dalle feste natalizie, ma si tratta di una scelta puramente commerciale, e che non può durare per sempre. Presumo che già a ridosso di San Valentino o Pasqua qualcosa aumenterà, perché se non applicassimo l’aumento andremmo in rimessa». Ciononostante, «cerchiamo di calmierare il più possibile, perché non è giusto che ricadano totalmente sul cliente», cosa peraltro precisata dai precedenti tre. Certo è che le spese si fanno sempre più importanti. «Di bollette, faccio un esempio, spendevo in media 2.500 euro, ora sono a 3.600; oppure il burro, che pre-covid lo compravo a 4,80 euro, ora mi costa tra gli 8 e gli 8,50. Inizia ad essere tanto». Appare quindi inevitabile che a fronte di tali aumenti i bar corrano ai ripari, provando a “scaricare” almeno una parte di questi costi ora sul simbolico caffè, ora sulle brioches o sui succhi di frutta. Nella speranza che la clientela possa capire il difficile momento.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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