Sicurezza
Palermo, Chieti e Carrara La geografia di un delitto
Carrara. Ha poco più di cinquemila abitanti Casoli, Comune della provincia di Chieti, in Abruzzo. Paolo Fiorentino, 46 anni, trovato senza vita ferito mortalmente all’ex campo profughi di Marina di Carrara nella mattinata di giovedì scorso, arriva da lì. A Marina di Carrara a pochi passi dal mare e dai locali degli aperitivi, lo conoscono in tanti. Lui e la sua cagnolina Sheela, di due mesi, che Paolo aveva preso qualche settimana fa e che in queste ore ha trovato casa da alcuni conoscenti. Fiorentino passava tanto tempo in pineta, dove i giochini e poi trovava rifugio, abusivamente, nel caseggiato alla Colonia Vercelli dove è stato trovato nelle scorse ore. Chi lo conosceva lo ricorda come una persona buona, per la quale adesso gli amici stanno organizzando una colletta per le spese del funerale. C’è anche un video dove Paolo si sfoga sulla sua condizione, rilanciato da Agenzia stampa italiana nell’aprile del 2014. Paolo, capello corto e giacchetta azzurra, racconta del suo passato, della perdita del lavoro a Casoli nella Comunità montana e degli anni passati a cercare un altro impiego anche nel nord Italia: Milano, Bologna; poi il ritorno in Abruzzo, a Chieti. «Mi servono soltanto un lavoro e una casa, ma nessuno mi dà una mano: vivo su una panchina», ripete nel video. Pochi anni dopo arriverà anche all’ombra delle Apuane dove all’inizio del dicembre scorso gli viene notificata l’ordinanza di sgombero dal Comune da quel caseggiato dove è stato trovato senza vita e che aveva eletto a rifugio.
«Una tragedia figlia del degrado sociale», come detto dall’avvocato Francesco Vetere, legale di Francesco Di Blasi, 67 anni, accusato di omicidio volontario: di aver sferrato le coltellate al culmine di una lite con Fiorentino. Di Blasi, d’origine palermitana, era anche lui senza fissa dimora. A Carrara era arrivato un manciata di anni fa. Il lavoro nell’edilizia, come muratore, poi gli anni in rifugi di fortuna lungo il territorio apuano. Poi i fatti delle scorse ore: la lite, il tragitto per andare a costituirsi a pochi metri, alla caserma dei carabinieri di Marina. Una storia con ancora dei punti da chiarire, ma che ha aperto un ampio dibattito nella città del marmo che si è “svegliata” giovedì mattina con il sangue, con un omicidio in uno stabile che confina con il cortile di una scuola elementare. «La scuola aveva già contattato e segnalato al Comune del degrado in cui da tempo vive l’area dell’ex campo profughi», ha spiegato al Tirreno la dirigente dell’istituto comprensivo Buonarroti Michela Bugliani, che ha al suo interno proprio la scuola elementare Paradiso che si trova vicino alla Colonia Vercelli.
L.B.
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