Gioco
L’orrore nel mondo degli invisibili, nel cuore di Marina
La geografia, le coordinate sono importanti per comprendere appieno il delitto che si è consumato ieri mattina, poco dopo le otto, all’ex colonia Vercelli, a Marina di Carrara.
Un uomo di 46 anni ha perso la vita. Le coltellate di uno dei compagni di sventura e di bivacco, un palermitano di oltre sessant’anni, “hanno raggiunto organi vitali” hanno detto gli inquirenti.
La vittima è di Chieti, a Marina Carrara era arrivato da tempo: dormiva in una tenda, accanto ai giochini dei bambini, nella pineta accanto al polo fieristico.
Eccole le coordinate. I luoghi e le distanze che in questa vicenda sono fondamentali.
Il casolare dove ha trovato la morte Paolo Fiorentino è all’interno di quello che una volta era un campo profughi, quelli, soprattutto istriani che fuggirono all’orrore per trovare una speranza di vita migliore a Marina di Carrara.
L’orrore, da anni, è quello che si vive invece proprio in questa struttura fatiscente, tinta di giallo, a poche centinaia di metri dal mare. È un pugno nell’occhio quel giallo, un colore che evoca la solarità in un luogo dove di bello non c’è davvero nulla. Ci sono le finestre rotte, le siringhe a terra, le buste del vino a buon mercato e le bottiglie di birra del discount.
Qui ci vivono gli invisibili. I dimenticati. E la Marina “da bere”, quella degli aperitivi, della città giardino, come viene chiamata la zona degli appartamenti e dei parchetti, è solo a un tiro di schioppo.
L’ex colonia, con le mura scrostate e la sua schiera di “ultimi”, sembra un dente cariato, guasto, in una bocca da miss. Il cortile delle scuole elementari si vede dalle finestre rotte della Vercelli: i bambini ieri mattina erano lì fuori, proprio nel momento in cui il medico legale accertava la morte di Paolo Fiorentino.
Ci sono le elementari, e, dalla parte opposta, verso il mare, il centro fieristico. Quello delle grandi kermesse, delle vetrine del marmo e della nautica (in tempi lontano dalla pandemia). Nel vialetto di quello che un tempo ospitò i profughi e che ora dona riparo agli invisibili, ci sono la chiesa della Santissima Annunziata e il centro Caritas. È qui che Paolo e tanti, come lui, trovano un piatto caldo. Una coperta. Una parola.
È solo qui. Per il resto del mondo, per la “Marina da bere” Paolo e i suoi compagni di sventura non esistono. Esiste, questo sì, un edificio che versa nel degrado per il quale a più riprese ci sono state grida d’allarme. Esiste un problema, quello dello spaccio, per cui si sono sprecate le segnalazioni. Ma quello che non esiste, qui, sono le persone. «Paolo dormiva in una tenda, là accanto alle giostrine». Lo hanno ripetuto in molti ieri. Come se fosse normale che un uomo di 46 anni nel 2022 dormisse al freddo, «là in una tenda, accanto alle giostrine».
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