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Baldi: «Contagi in calo in Lunigiana, ma sono troppi i no vax tra i 20 e i 50 anni»
L’intervista al direttore della Società della salute che ammonisce: ci sono ventisei possibilità in più di morire per chi non si è vaccinato
aulla. «I vaccini contro il covid hanno fatto il loro lavoro. Lo dimostra il fatto che tutte le nostre strutture sono aperte e funzionanti. E lo dimostrano i numeri». Il direttore della Società della salute della Lunigiana, Amedeo Baldi, lo dice chiaramente e invita a guardare un dato in particolare, quello relativo agli anziani ospiti delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e delle Residenze assistenziali (Ra) in Lunigiana: «Durante questo recente picco epidemico su 711 ospiti di Rsa e Ra si sono registrati 27 casi di positività, con due persone ricoverate in ospedale. Se si ripensa a quanto era drammatica la situazione nel 2020, quando non c’era ancora alcun vaccino disponibile, ben si comprende come i vaccini abbiano fatto e stiano ancora facendo il loro lavoro, abbattendo drasticamente il numero dei casi e la loro virulenza». E poi c’è un trend, quello della variante omicron, che inizia a mostrare una, seppur minima, inversione di tendenza in Lunigiana: «Negli ultimi sette giorni si sono registrati 828 casi di positività al covid, mentre nei precedenti sette i casi erano stati 885», sottolinea Baldi facendo notare che il tasso di positività in Lunigiana si mantiene sotto la media toscana.
Ma qual è la reazione dei più giovani? Come rispondono agli appelli alla vaccinazione che vengono loro rivolti?
«Sicuramente stanno aumentando le persone che vengono a vaccinarsi nelle ultime settimane. Non fanno eccezione i bambini fra i cinque e gli undici anni di età, il 15,5 per cento dei quali si sono già vaccinati con la prima dose, ponendoci in linea col resto del territorio dell’Asl Toscana Nord Ovest, dove la percentuale si attesta al 15,7 per cento».
E per quanto concerne i più anziani, gli ultra 80enni? «In questo caso siamo in testa per le vaccinazioni all’interno dell’Asl Toscana Nord Ovest, con il 95,6 per cento di persone coperte da almeno una dose, mentre per quanto riguarda il ciclo vaccinale completo siamo secondi soltanto alla Versilia con il 95,2 per cento. Purtroppo, c’è una fascia d’età dove emerge una certa resistenza alla vaccinazione, ed è quella delle persone che hanno fra i 20 e i 50 anni».
Che messaggio manda a queste persone?
«Suffragato dai numeri, facendo un raffronto tra chi non è vaccinato e chi ha ricevuto la terza dose, la cosiddetta booster come da ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, chi non è vaccinato ha il doppio delle possibilità di avere una diagnosi di Sars-CoV-2 rispetto a chi ha ricevuto la booster, quasi 20 volte in più di possibilità di finire in un reparto ordinario in ospedale, quasi 26 volte in più di essere ricoverato in terapia intensiva e più di 26 volte di morire. Quindi, è importante fare anche la terza dose di vaccino, visto che dai dati emerge chiaramente l’efficacia della booster, che si attesta al 97,8 per cento nel prevenire l’evoluzione in malattia severa della Sars-CoV-2».
E per il prossimo futuro, cosa dobbiamo/possiamo aspettarci?
«Vedremo come andranno le cose, sarà l’Organizzazione mondiale della sanità a valutare l’effetto di questa ondata, a dirci se il virus avrà ridotto la sua virulenza. Nel frattempo, oltre all’invito a vaccinarsi, le raccomandazioni non cambiano e sono quelle di portare la mascherina e igienizzarsi le mani. C’è, poi, la novità rappresentata dai medicinali anti virali per le persone selezionate in base ai criteri indicati dai medici».
Nel chiudere l’intervista con il Tirreno, Baldi desidera dire «grazie agli operatori, ai medici e agli infermieri tutti che hanno fatto e stanno facendo un lavoro incredibile e per il quale non saremmo mai loro abbastanza grati».
Gianluca Uberti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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