Sicurezza
All’ospedale delle Apuane mancano trenta infermieri
Il presidente dell’Ordine: «Erano considerati eroi nella prima ondata del virus ma adesso tornano a galla tutti i problemi che c’erano prima della pandemia»
Donatella Francesconi
massa. Su 1.900 infermieri sospesi in tutta la provincia, sono «circa una trentina quelli sospesi perché non vaccinati», racconta al Tirreno il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, Luca Fialdini. Da solo il numero forse non sarebbe un problema, «ma poi si aggiungono gli infermieri che si ritrovano positivo, quelli che sono malattia per altre patologie e i pensionamenti». Questo significa che solo «nell’ospedale Apuane andrebbero assunti subito 30 infermieri». E se quando l’Italia, insieme al resto del mondo, ha scoperto la pandemia da covid gli stessi infermieri sono diventati gli eroi di tutti, con tripudio di immagini e storie tra social e mezzi di informazione, oggi «tornano a galla tutti i problemi pre pandemia», dice chiaro e tondo Fialdini. In un quadro nazionale che vede «meno iscrizioni alla facoltà di Scienze infermieristiche di quante siano le cancellazioni e una serie di Paesi europei che cercano infermieri italiani», pronti ad offrire loro condizioni ben più appetibili di quelle italiane.
Due fattori che rischiano di mandare in tilt il sistema infermieristico in Italia, a detta del presidente dell’Ordine provinciale: «Un mancato investimento della politica nella nostra professione e l’ inappetibilità dal punto di vista economico».
Fialdini fa un esempio chiaro, quello del «vincolo di esclusività per il dipendente pubblico, che si rivela un ostacolo. Le uniche deroghe ammesse sono quelle per i tamponi e per le vaccinazioni. Ma per quanto riguarda i tamponi è bene sapere che gli infermieri non ce la fanno più».
Gli infermieri apuani hanno le idee chiare su quanto c’è da fare, per la categoria ma anche per i cittadini tutti, così da garantire il miglior servizi possibile a livello territoriale. «Durante la prima ondata si era detto che serviva rafforzare il territorio con un servizio infermieristico presente 24 ore su 24, per le prestazioni di routine e che si doveva lavorare nel senso della infermieristica di comunità e famiglia prevista dal Decreto rilancio. Ma le Regioni hanno speso solo 10 per cento dei fondi destinati a questo dal decreto. Per quanto riguarda la nostra provincia, il progetto è stato avviato in forma ridotta sul territorio di Montignoso». Ma questo cambio di passo, sottolinea Fialdini, «è previsto dal Pnnr e si rischia di perdere i fondi della Comunità europea. La Regione Toscana ha deliberato in questo senso già nel 2018, ma poi concretamente si è agito, per così dire, a macchia leopardo».
Gli infermieri apuani, così come tutti i loro colleghi nel resto d’Italia, assicura il presidente dell’Ordine, «non perderanno mai la grinta di lavorare per i loro pazienti. Ma i turni in corso sono davvero molto pesanti».
Così Fialdini mette un po’ tutti sull’avviso: «È capitato e capita a tutti di andare in appoggio da un ospedale all’altro, ma bisogna dire chiaro che stiamo fronteggiamo un’emergenza che di emergenza ha più poco. Perché in realtà stiamo andando verso cronicizzazione del rapporto col virus. Le file immense per i tamponi viste in questi mesi mi fanno capire che il sistema non ha capito che questa pandemia durerà nel tempo. E che la si deve fronteggiare prima di tutto con l’organizzazione».
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