Il dolore
A Marco Rocca e Luca Dell’Amico il prestigioso riconoscimento Erc
Hanno ottenuto rispettivamente un milione e mezzo e due milioni per proseguire nelle ricerche accademiche
David De Filippi
CARRARA. Importanti ricnoscimenti per le nostre eccellenze. Partiamo dal ricercatore carrarese Marco Rocca , 36 anni, che ha vinto il prestigioso riconoscimento Erc (European Research Council). Ricercatore permanente presso il Cnrs dell'Università di Strasburgo, il giovane fa parte dei cinquantotto ricercatori premiati ed è stato scelto per un suo progetto in Diritto del Lavoro Europeo, con un milione e mezzo di euro da destinare proprio alla ricerca. Dopo gli studi al liceo classico "Repetti", si è laureato col massimo dei voti alla facoltà di Giurisprudenza di Pisa, per poi diplomarsi con lode all'istituto superiore Sant'Anna, sempre all'ombra della Torre Pendente. Da lì, la sua ascesa l'ha portato a conseguire un dottorato di ricerca presso l'Università Cattolica di Louvain la Neuve, in Belgio e successivamente svolgere ricerche e insegnamento in altri atenei. Dal 2018 è a Strasburgo, dove ha ricevuto la notizia dell'ambito premio. «La prima reazione che ho avuto – ha raccontato il prof. Rocca – è stata la sorpresa. Quando si partecipa, la maggior parte delle volte si pensa di non venire nemmeno presi in considerazione. Invece stavolta è andata diversamente e ora potrò sviluppare le mie ricerche su idee che finora avevo solo immaginato».
Come ha appreso di avere vinto?
«Ho ricevuto un’e-mail abbastanza anonima che mi invitava ad andare su un portale, per verificare gli esiti. Con disincanto, sono andato a leggere ciò che mi veniva detto. Lì per lì, non volevo crederci. Ho anche chiamato mia moglie, per chiederle di leggere a sua volta il contenuto, per essere sicuro di aver capito bene. Dopodiché, ho esultato come allo stadio».
L’essere “carrarino” ha aiutato il suo percorso?
«Avere la testa dura come il marmo è fondamentale, perché la carriera accademica è come quella dello spettacolo, c’è molta precarietà ed è indispensabile essere determinati. E tenaci. Ce la fanno in pochissimi ad andare avanti. E sono ancora di meno quelli che riescono ad ottenere qualcosa di tanto importante. La maggior parte dovranno continuare a pregare per avere anche solo il rimborso di un biglietto del treno per andare a una conferenza. Io ho avuto la fortuna di essere tra i vincitori, ma conosco il sistema e le sue difficoltà, che ho toccato con mano per anni. Avere vissuto Carrara, una sorta di Manchester sul Tirreno, con situazioni economiche non facili, fa parte del mio bagaglio e mi ha aiutato ad avere una visione ampia sui temi legati al diritto del lavoro, che poi sono quelli su cui si basano i miei studi».
Contemporaneamente al concittadino Marco Rocca, anche il professor Luca Dell’Amico, coetaneo di Rocca, è un altro studioso di Carrara che ha ottenuto il prestigioso Erc. Ricercatore di chimica a Padova, è un esperto di chimica sostenibile e ha sviluppato un progetto per l’uso della luce come reagente “pulito”. Quasi due milioni di euro è il suo premio, per sviluppare una chimica green, che usi fonti rinnovabili e non agenti tossici. «La luce non è tossica, non ha costo ed è infinita – ha spiegato il prof. Dell’Amico - Il progetto che ho fatto è per l'uso della luce per molecole biattive, destinate per realizzare farmaci e per altri usi. Su questo si è sviluppato il mio focus, in particolare sullo sviluppo delle piccole molecole organiche, senza l'uso di metalli pesanti e in grado di assorbire la luce e produrre reazione chimica, in modo ecologico». L’attenzione mondiale sui temi ambientali sta sempre più prendendo piede e il progetto di Dell’Amico pare proprio avere colto nel segno. «Ora c'è grande attenzione nella transizione e nella chimica verde – ha aggiunto – Sta diventando un campo molto attivo. In Europa siamo in due ad aver ricevuto l'Erc in questo senso ed è motivo di orgoglio».
Come ha ricevuto la notizia?
«Mi ero appena vaccinato con la terza dose, ero a casa e non mi sentivo in grandissima forma. Nell’e-mail ricevuta, mi veniva detto di andare a vedere il risultato della votazione. Appena appresa la notizia ufficiale, nonostante la condizione fisica affaticata, ho iniziato a saltare in casa da solo. Volevo comunicare la notizia, ma c'era il vincolo di riservatezza, così ho dovuto trattenermi, ma non senza fatica. Appena possibile, la prima persona a cui l'ho detto è stato il prof. Paolo Melchiorre, che a sua volta vinse due Erc. Poi ovviamente l'ho detto ai miei genitori».
Quanto le sono state utili le radici apuane per il suo percorso?
«Nella “carrarinità” mi ci vedo abbastanza. Se devo dire una cosa, la dico, anche se può non piacere. Nel progetto, la scrittura è stata molto impegnativa, è durata sei mesi, di cui gli ultimi tre molto intensi. Scrivevo tutto il giorno. Per cui la tenacia degli apuani è stata indispensabile».
E ora?
«Mi piacerebbe rimanere al dipartimento di chimica dell'università di Padova, dove mi trovo oggi. Un progetto così grosso necessita dell'assunzione di più persone. Stiamo cercando di trovare gli spazi. Mi piacerebbe rimanere in Italia, ma le campane con i suoni esteri hanno iniziato a suonare. Si vedrà».© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
