Il Tirreno

«Ci sarà un Rinascimento nel nome del marmo»

Alessandra Vivoli
«Ci sarà un Rinascimento nel nome del marmo»

Anselmo Ricci: in due anni una marea di norme sul nostro settore lapideo si sono intrecciate con la crisi legata alla pandemia, con un grande impatto

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Alessandra Vivoli

carrara. Un nuovo Rinascimento italiano, di cui il marmo sarà il fulcro.

«Proprio come è avvenuto nel 1500, dopo la peste, succederà ancora. Quando ci saremo messi alle spalle la pandemia con il materiale delle nostre montagne torneremo a portare il bello nel mondo».

La riflessione è di Anselmo Ricci, 52 anni, presidente della cooperativa di escavazione Gioia. Cavatore e laureato (in Sociologia) .

Anselmo Ricci parla di lavoro, di Covid, di incertezza e di speranze.

Anselmo Ricci, come è cominciato questo 2022 al monte?

«Questo anno è cominciato nel segno di una grande incertezza, legata a una pandemia mondiale che ha risvolti pesanti su tutti i settori produttive, su tutte le aziende. Io faccio l’esempio del nostro lavoro, in cava.

Nessuno era abituato a stare all’aperto con la mascherina, oggi la indossiamo tutti. Nessuno ha mai pensato di trovarsi a sanificare le pale e gli escavatori. Eppure lo abbiamo fatto perché il primo pensiero è stato ed è quello di non prendere il covid. Nessuno poteva pensare che ci saremmo ritrovati in queste condizioni. Purtroppo sono quasi due anni che ci stiamo facendo i conti».

Come sta andando il lavoro alle cave? E sul fronte dell’occupazione?

«Il lavoro per fortuna c’è, da poco abbiamo fatto nuove assunzioni e continueremo a farle anche nel corso dell’anno. Certo anche al monte si cerca una maggiore specializzazione, specie per chi deve manovrare mezzi importanti come gli escavatori. In cava sono tutti fondamentali, ma chi muove i mezzi deve avere una predisposizione particolare. Per quel che riguarda poi il mestiere del cavatore è una professionalità di cui c’è sempre bisogno perché il marmo è un materiale richiesto, e, nonostante la crisi dei mercati globali. i segnali di ripresa ci sono tutti».

Come vede il futuro del settore lapideo?

«Vedo un bel futuro per il marmo, anche se, lo ribadisco, ora il momento è delicato. Abbiamo dalla nostra parte una tradizione e una capacità nelle lavorazioni che ci vengono riconosciute in tutto il mondo. Carrara è davvero la capitale mondiale del marmo, e proprio la nostra storia ci fa ben sperare per il futuro del settore».

Che momento sta attraversando il lapideo?

«Dal punto di vista normativo negli ultimi due anni c’è stata una sorta di rivoluzione dal punto di vista normativo. Una serie di nuove norme hanno impattato sul settore partendo dalla legge regionale 35 in poi c’è stata una vera concentrazione di disposizioni. Penso ad esempio al contingentamento del materiale, che prima non c’era mai stato, o all’obbligo di resa fino alle aste e ai progetti legati all’articolo 21 di cui si parla nella nuova legge regionale. Sono tutti scenari che hanno avuto un impatto molto significativo nel settore e che, è bene sottolinearlo, non ci sono, proprio non esistono, in realtà produttive simili alla nostra che si trovano però in altre parti d’Italia». La marea di adempimenti che ha riguardato il marmo si è intrecciata con il periodo peggiore per l’economia mondiale, quello che ha dovuto fare i conti con una pandemia. Una situazione complessa che si è fatta sentire e con la quale stiamo ancora facendo i conti».

Da dove si riparte?

«Si riparte dalla speranza e dalla bellezza, dalla bellezza del marmo. Non dobbiamo dimenticarci che l’Italia è famosa in tutto il mondo grazie anche ai nostri materiali: le opere famose, le sculture, i grandi edifici, tutti hanno come comune denominatore il marmo».

«Io ci credo in una rinascita, dopo un periodo così buio come quello che stiamo attraversando a causa del Covid, deve esserci per forza una grande ripresa. Ecco io penso anche che questo Rinascimento vedrà di nuovo il marmo protagonista. Il marmo di Carrara e il valore aggiunto della nostra esperienza, delle nostre maestranze e della nostra lavorazione».

Intanto in cava come si affronta la pandemia?

«Si affronta mettendo la salute al primo posto e quindi prevedendo tutta una serie di disposizioni per ridurre al minimo i rischi di contagio. Penso ad esempio alle mascherine che ormai siamo arrivati a indossare sempre, non solo durante i viaggi in jeep per raggiungere i bacini, ma anche durante la lavorazione. Abbiamo poi realizzato a Gioia, e siamo stati i primi a farlo, una mensa con tutti i divisori in plexiglass che consentono di poter pranzare nella sala comune, ma con maggiore sicurezza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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