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Il racconto del parroco di Avenza: «Del Covid ricordo la gentilezza di chi mi ha curato»
Don Marino parla della malattia contratta nel novembre del 2020 e dice: oggi c’è ancora paura e un aumento della povertà
CARRARA. Nel novembre del 2020 don Marino Navalesi comunicò ai parrocchiani, via social, di avere contratto l Covid. Comincò un periodo difficile, fatto di ospedali e ricoveri. Un periodo buio di cui il parroco di San Pietro, chiesa nel cuore di Avenza storica, ricorda solo il buono, “la gentilezza” di medici e infermieri.
Don Marino due anni fa il Covid la colpì duramente.
»Stavo male, in certi momenti malissimo, ma ho ben presente la gentilezza, la disponibilità del personale sanitario che ho incontrato negli ospedali in cui sono stato ricoverato. I reparti erano pieni, c’erano tantissime persone ma le attenzioni erano uguali per tutte. Il fattore umano non è mai venuto meno.
Ho anche un suono che mi è rimasto in testa: il “tic, tic” del carrellino che veniva a prendere i morti».
Come vede la situazione oggi con la ripresa dei contagi?
»Quello che percepisco è, ancora, tanta paura. L’avverto nella gente e non è un caso che la vita di comunità non sia ancora ritornata quella di una volta».
E in parrocchia cosa sta succedendo?
«Ci tengo a sottolineare che i protocolli, per partecipare alle funzioni religiose, sono sempre quelli di due anni fa. In chiesa si entra quindi con numeri contingentati, si deve indossare la mascherina e è d’obbligo igienizzare le mani-. Fra sabato e domenica, qui alla parrocchia di San Pietro, ci sono sei messe, nel giorno di sabato le abbiamo raddoppiate. Questo per consentire alla gente di poter venire in chiesa senza rischiare di trovare troppa gente. Insomma per far funzionar ela vita di parrocchia e di comunità noi, non solo io ma tutti i sacerdoti, ce la stiamo mettendo tutta».
Che cosa è cambiato?
«Beh posso dire che la cosa principale con cui bisogna fare i conti oggi è la paura della gente. Non è un caso che tanti scelgono di non fare i funerali dei propri cari in chiesa, ma una semplice benedizione direttamente al cimitero. Ed è altrettanto vero che qualcuno scelga di pregare in casa, da solo, rinunciando alla messa, alla vita di parrocchia. Un discorso a parte lo merita poi il catechismo: voglio rassicurare i genitori che vengono prese tutte le precauzioni per quel che riguarda la sicurezza, i bambini possono frequentare gli incontri in tranquillità».
Il Covid ha influito anche sulla vita delle famiglie.
«Guardi io stamani (ieri per chi legge ndc) come ogni sabato mi occupo della distribuzioni dei pacchi alimentari a chi ha bisogno. Ne abbiamo donati una quarantina, questo significa che 180 persone sono in difficoltà, non riescono a fare la spesa. A questo si aggiunge il contributo che offriamo per il pagamento delle bollette. Non lo facciamo solo noi ma anche le altre parrocchie: la situazione è molto difficile e i poveri, coloro che non hanno risorse per fare la spesa e per pagare luce e gas, sono cresciuti proprio in questi anni di pandemia.
In questo momento è necessario essere solidali e vicini gli uni agli altri – conclude – il momento è ancora molto difficile, per tutti».
Alessandra Vivoli
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