Il Tirreno

La provocazione 

Trappole per topi di fronte all’Animosi L’opera choc di Siani

Luca Barbieri
Trappole per topi di fronte all’Animosi L’opera choc di Siani

Si trovano da giorni davanti all’ingresso del teatro cittadino Catturano pezzi di marmo: «Fate ripartire la cultura e l’arte»

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Luca Barbieri

Carrara. Delle trappole per topi, in legno. Dentro delle scaglie, non di formaggio, ma – ovviamente, siamo nella città del marmo d’altronde – dei pezzetti di marmo “catturati” dalle trappoline in legno sparse davanti all’ingresso del teatro Animosi di piazza Cesare Battisti a Carrara. Si chiama “Esche in marmo” ed è l’ultima installazione dell’artista Francesco Siani. Piccole opere che insieme compongono, di fronte al teatro, il lavoro di Siani che ha attirato la curiosità tra passanti e cittadini, inevitabilmente, che hanno intravisto a due passi dal teatro cittadino quelle piccole trappole in legno pronte a trattenere dei pezzi di marmo. «Non potevano essere di altro materiale se non di marmo, a Carrara. Un fil rouge per tutta la città, per la tradizione culturale e artistica, ma anche un messaggio chiaro: che il marmo sia materiale e strumento di ripartenza artistica, culturale, ma non solo», riflette l’artista svelando nelle scorse ore la sua “mano” dietro all’opera del centro carrarese. Anche la “location”, la geografia, non è ovviamente casuale. «Si sono impossessati del luogo abbandonato dall’uomo. Divorano e distruggono tutto, come tarli che mangiano e corrodono il legno, così loro cercano di distruggere il nostro desiderio di conoscenza. Loro “i topi”, autori di scenografie devastanti, padroni assoluti del teatro da sempre luogo di cultura, confronto e aggregazione. Di tutto questo ora non resta niente mentre loro di giorno in giorno prolificano allontanando lentamente, ma inesorabilmente dalla città il bello, il sapere, l’arte. Le trappole in legno con la piccola esca in marmo vogliono catturare, non tanto questi roditori, ma l’attenzione delle istituzioni e della cittadinanza sulla necessità di debellare questa desolazione opprimente, sulla necessità di riaprire, non solo il teatro (che, come abbiamo scritto, aprirà a fine febbraio, ndr), ma l'intera città al gusto del bello, al desiderio di ascoltare, vedere e dibattere ogni forma d’arte. Di questo una città come Carrara, con i suoi trascorsi, dovrebbe essere alfiere». L’opera resterà qui ancora per una manciata di giorni. Nei mesi scorsi, sempre di fronte al teatro, Siani aveva messo un setaccio con dentro dei pezzi di marmo e sotto polvere. “Se – taccio”, il nome: a Carrara non c’è cultura, c’è solo l’escavazione e resta solo la polvere, quella del marmo, la riflessione in quel caso di Siani.

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