Sicurezza
Supermercati, il 25% degli addetti assenti
Covid e quarantena costringono a casa moltissimi dipendenti. Salaro (Cgil): rispettare il contingentamento degli ingressi
Chiara Sillicani
MAssa. C’è chi ha la febbre e sintomi più severi, chi è alle prese con il raffreddore, chi i sintomi non li ha, ma è positivo e a lavoro non può andare. Poi c’è chi il virus non lo ha contratto, ma – per contatto con un positivo – deve rimanere in quarantena. Risultato: un mare di assenze e difficoltà nel garantire i servizi. Nei supermercati – a fornire il dato è la Cgil – manca il 20% degli addetti con picchi del 25. E in questa fase trovare lavoratori che “coprano” le assenze, anche con contratti di somministrazione, non è affatto semplice.
Il commercio all’ingrosso soffre, molto meno – almeno dalla fotografia tracciata dalla Cgil – quello al dettaglio. Sebastiano Salaro, segretario della Filcams Cgil, non ha dubbi: bisogna tornare a regole più stringenti, con un più rigido contingentamento degli ingressi.
«Le difficoltà nella grande distribuzione – esordisce Salaro – ci sono eccome perché dai dati a nostra disposizione un numero di addetti, compreso tra il 20 e il 25%, è assente per aver contratto il Covid o perché è in quarantena e i contagi ci sono perché nel settore della grande distribuzione le regole non esistono più. A marzo del 2020, ad inizio pandemia, l’accesso ai supermercati era limitato, con controlli severi. Adesso invece, salvo rari casi, è praticamente libero, con il rischio che il virus arrivi dall’esterno per poi propagarsi, soprattutto in quei reparti, come la gastronomia, in cui i colleghi lavorano a stretto contatto. Senza dimenticare – prosegue Salato – che ci sono spazi condivisi come quello degli spogliatoi in cui le possibilità di contagio sono ancora maggiori».
La risposta alla diffusione del virus nei supermercati per Sebastiano Salaro è l’applicazione di una normativa che sia più attuale rispetto a quella di riferimento e più stringente: «In questa fase – il sindacalista sintetizza il concetto – per prendere il caffè al bar serve un green pass, ma non è richiesto per l’accesso al supermercato. Se è vero che per bere il caffè si abbassa la mascherina e che i generi alimentari sono una necessità, è altrettanto vero che la permanenza in un supermercato è più lunga di quella al bancone per sorseggiare un caffè. La grande distribuzione – sottolinea Salaro – non è classificata dalla legge come servizio essenziale, ma i supermercati non hanno mai chiuso, i punti vendita sono sempre rimasti aperti, i dipendenti definiti eroi. Adesso, però, siamo di fronte ad un diffusione del virus maggiore rispetto alla primavera del 2020. Servono regole stringenti, si fanno norme per disciplinare tutti i settori, salvo quelle per la sicurezza sul posto di lavoro nel commercio. Ci sono cassieri – Salaro conclude la sua fotografia – che sono stati aggrediti verbalmente per aver chiesto ai clienti di indossare correttamente la mascherina».
Cgil, Cisl e Uil nei giorni scorsi hanno chiesto alla Regione Toscana una ordinanza che imponga alle aziende di ogni settore, incluso quello commerciale, di fornire ai dipendenti le mascherine ffp2 a garanzia, prima di ogni cosa, della salute dei lavoratori, quindi di un servizio. Tante assenze nella grande distribuzione, sommate alle difficoltà dei trasporti, quindi dei rifornimenti, potrebbero determinare proprio un rallentamento nell’erogazione del servizio al pubblico.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google