La protesta
Il segretario della Uil «La Regione ci tratti come meritiamo»
Franco Borghini: «I giovani sono i più penalizzati dal Covid ma le risorse per creare posti di lavoro ci sarebbero»
Sara Lavorini
massa. Che sia stato un anno difficile, il 2021, non lo nega nessuno, ma Franco Borghini, segretario Uil area Nord Toscana, è convinto che il problema venga da lontano. Lo dice in questa serie di interviste che Il Tirreno ha dedicato ai segretari dei sindacati locali. A tutti le stesse domande, ma le risposte sono ovviamente diverse.
Qual è la situazione attuale in provincia? Quali lavoratori e lavoratrici sono rimasti più penalizzati dall’emergenza Covid-19?
«Purtroppo non se ne vede ancora la fine, anzi il perdurare della situazione epidemiologica, se non il suo peggioramento dovuto alla variante Omicron, continua ad avere ripercussioni sul fronte produttivo e occupazionale. Tra i settori più esposti alle conseguenze della pandemia possiamo evidenziare i servizi, il terziario in generale, alcuni settori dell’industria (principalmente il tessile) e l’artigianato. In particolare a farne le spese sono i più giovani, le donne e gli immigrati. Siamo da circa 20 mesi in presenza di un’emergenza sanitaria senza precedenti, le misure adottate (cassa integrazione covid e blocco dei licenziamenti) hanno contribuito alla parziale tenuta dell’occupazione “più stabile”, ma non basta. Purtroppo queste misure di aiuto scadono a fine dicembre e non possiamo permettere che migliaia di lavoratrici e lavoratori perdano il posto di lavoro per scadenza degli ammortizzatori sociali. Il governo ha prorogato lo stato emergenziale fino a fine marzo, ma non ha fatto lo stesso con gli ammortizzatori causa Covid, ciò rischia, non dico vanificare ma indebolire sì, le importanti novità che saranno introdotte dalla riforma degli ammortizzatori sociali che però non partiranno subito e quindi necessiterebbero, appunto, di un periodo di transizione al fine di proteggere e salvaguardare esperienze e competenze delle lavoratrici e lavoratori in una fase che, purtroppo, resta ancora particolarmente complessa».
Il mondo del lavoro in provincia soffre molto: tanti ancora i precari, il rischio chiusura Sanac, la disoccupazione giovanile troppo alta. Perché secondo lei? «La nostra provincia è il fanalino di coda della Toscana. I dati parlano chiaro, abbiamo la percentuale di disoccupati più alta della regione, un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 30% per non parlare di quella femminile e di quelli che non si iscrivono alle liste e non cercano lavoro. Che dire? Che manca un’idea di futuro. È vero che la pandemia ha dato un brutto colpo di arresto al nostro sistema produttivo-occupazionale, ma è anche vero che oggi ci sarebbero risorse sufficienti per creare le condizioni di un cambiamento che non sia solo temporaneo, ma strutturale e cioè la piena e buona occupazione. Attualmente più dell’80% dei lavoratori del nostro territorio hanno un lavoro precario (tempo determinato, somministrato ecc.) che futuro si possono aspettare? Sarebbe da responsabili, invece, iniziare a pensare che occorrono investimenti in misure inclusive e di supporto che insieme alla ricalibrazione dei sistemi delle politiche attive e passive del lavoro permettano di poter migliorare il lavoro sia dal punto di vista qualitativo che retributivo».
La Regione Toscana dovrebbe aiutare di più la provincia?
«La Regione Toscana dovrebbe trattare la nostra Provincia allo stesso modo delle altre. A noi basterebbe questo».
Quanto è importante impegnarsi nel sindacato per tutelare i diritti dei lavoratori?
«Penso sia innegabile che il sindacato abbia svolto e ancora oggi svolga un ruolo essenziale nella conquista e nel mantenimento dei diritti dei lavoratori sia dal punto di vista della sicurezza che da quello lavorativo, diritti che conosciamo e usufruiamo, ma che il più delle volte diamo per scontati».
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