Toscana
Capodanno a Massa, l'aumento dei contagi spaventa: disdetto il 40 per cento delle prenotazioni nei ristoranti
In molti cambiano i programmi per i festeggiamenti. «Ma non i giovani»
MASSA. Più delle restrizioni, è l’aumento dei contagi ad aver guastato i piani per Natale al ristorante e pure quelli per il veglione. In tanto stanno rivedendo i propri piani per l’ultima notte dell’anno. Capodanno infatti si avvicina e, pur essendo un cenone atipico, dopo la pausa del 2020, la voglia di uscire e di tornare a un barlume di normalità, era tanta. Ma è durata relativamente poco. Se le prenotazioni per Natale erano andate tutto sommato bene, per Capodanno, al 20 dicembre erano ancora incerte. Poi, a ridosso della Vigilia la situazione è crollata: prima la pioggia di disdette, tanto che alcuni locali a Natale si sono ritrovati con solo la metà dei posti, e adesso quelle di Capodanno, che non accennano a finire. In media, nei ristoranti della costa, sono state disdette circa il 40 per cento delle prenotazione, con le dovute eccezioni. C’è chi su 60 posti ne ha già persi 20, chi più e chi meno; sta di fatto che il trend sembra essere questo.
A riconoscere i forti disagi crescenti sono le due principali associazioni di categoria, Confcommercio e Confesercenti. Bruno Ciuffi, presidente di Confcommercio, conferma che «il segnale di disdetta c’è, da imputare al rinnovato senso di paura tra le gente, ma soprattutto alle tante persone malate o in quarantena. Queste sono festività dove si esce con le famiglie e basta un parente per far saltare tutto il gruppo. Proprio stamani (lunedì 27 dicembre, ndr) parlavo con un amico che fino a Natale aveva una sessantina di prenotazioni per Capodanno, e ora ha già una ventina di disdette. Per fortuna ha un po’ di margine, riesce a rientrare con i numeri e anche la spesa solitamente si fa i giorni prima; però la situazione è questa». Anche Adriano Rapaioli, di Confesercenti, resta su questa linea, confermando l’incertezza e le disdette. Lui parte dal decreto del 24 dicembre, che aveva già creato incertezza, «però adesso la situazione è critica, con un incremento importante della curva dei contagi. Chiaro che queste misure sono volte a evitare che si arrivi a nuove chiusure, questo è l’obiettivo che si vuole evitare; sicuramente ci saranno problemi per i ristoratori, con le prenotazioni e i posti assegnati; ma ripeto: è meglio lavorare a ritmo ridotto che essere chiusi. È un sacrificio doloroso, ma purtroppo siamo di nuovo in questa situazione». Francesco Bennati, presidente Fiepet Confesercenti, parla a sua volta del generale clima di timore tra le persone. «La questione è un po’varia, dipende dalla clientela. La ristorazione è un settore molto vasto, rivolto a tante tipologie di clienti». Basti pensare all’età. «Abbiamo dei casi dove è molto più difficile trovare disdette, altri invece che hanno questa problematica. Io ho dei locali che hanno deciso di fare delle restrizioni in autonomia, proprio per garantire una sicurezza aggiuntiva. Ma viviamo con un oggettiva difficoltà, non si può dire che si va a pieno regime».
Nadia Cavazzini, vice presidente di Confcommercio e titolare de Il Re Bacco, restituisce la sua esperienza di questi giorni: «Noi come Re Bacco per Natale abbiamo avuto 30 defezioni. Sono tante, visto che abbiamo 45 coperti. E saranno ancora di più per l’ultimo dell’anno. È stata una settimana tremenda, e non parlo pensando al punto di vista economico, ma al grande passo indietro. Dispiace che tutto ciò avvenga al terzo anno di pandemia. Almeno nel mio caso molte disdette sono state rimpiazzate con gli asporti, le persone pur dovendo rinunciare a causa contagi o quarantene si sono fatte portare il mangiare a casa. Però si riparte con un’impennata pazzesca, che penalizza il sistema». Il timore è sì l’oggettivo disagio di ritrovarsi con meno della metà dei partecipanti, dopo i preparativi, la spesa, l’organizzazione o il personale chiamato al lavoro; ma la preoccupazione più grande è che tutto ciò possa essere preludio di nuove e più intense misure restrittive, che tutti vogliono evitare.
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