Il Tirreno

Il resoconto

Senza soldi per il cibo, in 105 alla Misericordia di Massa

Chiara Sillicani
Due volontari della Misericordia durante il primo picco pandemico
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Due volontari della Misericordia durante il primo picco pandemico

E dopo essere stata aiutata durante il Covid una 17enne decide di diventare volontaria

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MASSA. A fotografare la realtà ci pensano i numeri. E sono drammatici. Nel 2020 60 famiglie chiedono aiuto alla Misericordia: non ce la fanno a mettere in tavola il pasto e ritirano, ogni due settimane, il pacco alimentare. Il Covid infierisce su chi già è debole, su chi conta fino all’ultimo spicciolo: il numero di chi chiede aiuto alla Misericordia cresce, quasi raddoppia e all’ultima consegna dei pacchi alimentari si presentano in 105(per il 50% italiani). Madri e padri che non riescono a garantire un pranzo completo ai figli, anziani soli che i soldi per mangiare tutti i giorni non ce li hanno. Giovani che vivevano di nero e precarietà e a cui il Covid ha portato via pure quello straccio di lavoro, se lavoro si può chiamare.

I numeri per Bruno Ciuffi, presidente della Misericordia, sono conferma di una percezione che già aveva:«La povertà si è manifestata drammaticamente e i dati ne sono la prova. In un anno siamo passati da 60 a 105 pacchi alimentari». I soldi che non ci sono e un terribile effetto domino che costringe molti alla solitudine, ad un isolamento che è anche emotivo, psicologico: «Con il sostegno economico della Fondazione Pelù abbiamo realizzato servizi di prossimità rivolti agli anziani e in pochi mesi abbiamo fatto 140 interventi». La consegna della spesa e delle medicine, la ricetta ritirata dal medico, la commissione sbrigata, «ma pure la chiacchierata, la consolazione, le parole a riempire il vuoto della solitudine». I volontari della Misericordia fanno compagnia agli anziani soli, consentono al tempo di scorrere più veloce, alle storie di essere raccontate. Ascoltano, in una dimensione che prescinde dall’individuo per riscoprire la comunità: «La crisi sanitaria – spiega Ciuffi – ci ha fatto capire che le vicende di ciascuno si intrecciano con quelle degli altri, la pandemia ha drammaticamente svelato che senza l’ascolto reciproco e un cammino comune si finisce in una nuova Torre di Babele».

Le vite che si incontrano e disegnano orizzonti comuni. Succede spesso alla Misericordia. Anche poche settimane fa quando una diciassettenne di origine senegalese si presenta alla sede di viale Roma chiedendo di diventare volontaria. Il suo viso alla Misericordia lo riconoscono subito: per settimane a quella ragazzina, e a tutta la sua famiglia, i volontari hanno portato cibo e medicine. Lei, i suoi tre fratelli e i genitori sono risultati positivi al Covid: senza parenti, non avevano qualcuno su cui contare. A loro ha pensato la Misericordia: «E quella ragazzina ha scoperto il significato del volontariato, il suo ruolo. È ancora minorenne e non può essere impiegata in tutti i servizi, ma si è resa disponibile e offre il suo contributo. Il volontariato non è la stampella del servizio sanitario, dà piuttosto voce ad un mondo, al sociale, alla povertà. Il 2020 è stato l’annus horribilis, ma anche il 2021 è stato pesantissimo. Ringrazio tutti i volontari e faccio gli auguri a tutti i massesi». Una visione di insieme per affrontare le difficoltà.
 

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