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ambiente e sicurezza 

Poveromo, la nuova idrovora già bocciata dalle associazioni

Poveromo, la nuova idrovora già bocciata dalle associazioni

Il secondo progetto, in fase di elaborazione da parte del Consorzio di bonifica, non convince: «Non si risolvono così i veri problemi di questa zona»

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massa. Non c’è pace per il progetto di messa in sicurezza idraulica del fosso Poveromo. Dopo quasi un anno di botta e risposta su un primo progetto elaborato dal Consorzio di bonifica, considerato eccessivamente impattante dalle associazioni ambientaliste massesi e anche dagli enti locali, tanto da essere ritirato, arriva in discussione una seconda ipotesi progettuale sulla quale, però, non mancano le perplessità.

A sottolinearle con una lettera indirizzata al presidente del Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord, alla Regione, al Comune di Massa, al Ministero della Transizione Ecologica e anche alla Procura di Massa Carrara, sono i rappresentanti di Italia Nostra e Legambiente di Massa e Montignoso. Associazioni che proprio ieri hanno promosso un sopralluogo nelle zone interessate all’intervento. C’erano l’ingegner Carlo Milani, il professor Marco Betti, il presidente della sezione di Italia Nostra Bruno Giampaoli, il presidente di Legambiente Francesco Rossi e molti altri.

Il sopralluogo segue un primo incontro che le associazioni massesi hanno avuto con il Consorzio sul nuovo progetto di sistemazione del reticolo idraulico di Ronchi - Poveromo. «Una vera soluzione o mero alibi?» si domandano Italia Nostra e Legambiente. «Si è riscontrato – spiegano le associazioni – che nel piano triennale dei lavori del Consorzio non compare più la dicitura relativa al reticolo idraulico Ronchi Poveromo, ma la nuova dicitura “Sistemazione del tratto terminale del Fosso Poveromo dal mare alla via delle Macchie, 5.000.000 di euro». Non c’è ancora un progetto definitivo ma da quanto appreso di fatto si andrà comunque a realizzare un’idrovora «più piccola della precedente, spostata a monte del ponte sul lungomare, con posa di difese spondali in blocchi di cava tra i due ponti – spiegano le associazioni – . Riscontrato quindi che, a nove mesi dalla bocciatura del progetto Tamagnini, siamo ancora ad una bozza progettuale priva della sistemazione del reticolo idraulico, ci ha sorpreso moltissimo, pur avendo i tecnici dichiarato che il progetto sarà completato a breve, dopodiché sarà presentato alle associazioni. All’incontro i nostri tecnici si sono dovuti accontentare di esporre i nostri suggerimenti al fine di affrontare consapevolmente l’intera problematica del comprensorio Ronchi Poveromo, problematica che a nostro avviso viene appena sfiorata dalla sola idrovora che ci è stata proposta come bozza progettuale».

Da qui le proposte delle associazioni che tengono conto della natura del terreno, delle difficoltà di determinare analiticamente una portata di punta del fosso, del fatto che ad oggi «lo svuotamento del comparto dal fosso Poveromo viene gestito da una pompa portatile “Gazzina”, azionata dalla presa di forza di un trattore, per circa una o due giornate, e che una parte dello svuotamento è garantito dalle idrovore del Magliano». Motivo per il quale non appare proporzionata la realizzazione di una idrovora per risolvere il problema ma un «impianto fisso di pompe destinate a sopperire alla tribolosa operazione della “Gazzina”» utilizzando poi le altre risorse per eliminare quelle che le associazioni ritengono «le vere cause del ristagno in tutto il comparto Magliano-Poveromo, vale a dire che, nel progetto, si dovrà prevedere di ridefinire i titoli amministrativi dei fossi finalizzati al buon funzionamento del comparto, abbassare le quote degli alvei dei fossi principali al livello mare, eliminare i tombamenti o garantire l’efficienza di quelli indispensabili, eliminare le sezioni strozzate, allargandole e approfondendole , risagomare le sezioni dei due collegamenti principali tra i fossi Poveromo e Magliano, rifare le piste per la manutenzione dei fossi principali, catastati e di nuova titolazione, usare sempre ingegneria naturalistica, ove possibile, revisionare tutte le concessioni date sulla base della funzionalità del singolo tratto del comparto e accertare se gli abusi fatti sui canali potranno essere modificati o eliminati».

«Il sopralluogo effettuato sul Poveromo e sui fossi di collegamento tra questo e il Magliano, successivamente all'incontro col Consorzio, ha rafforzato la nostra convinzione sulla inopportunità di manomettere con difese spondali e con un’opera impattante il tratto tra i due viali, di alta valenza naturalistica e non interessato da alcun franamento delle sponde». Valenza naturalistica che ha portato Italia Nostra e il wwf a rinnovare la richiesta di un mini parco fluviale sul canale di Poveromo».

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