Sicurezza
Provincia con tre anime ma ancora in piena crisi
massa. I dati sulla qualità della vita da sempre suscitano l’attenzione da parte della politica che in quei dati vede fallimenti e successi dell’azione amministrativa.
Alessandro Volpi, professore universitario, oggi consigliere comunale del Pd, ex sindaco di Massa con la passione per l’economia, guarda agli ultimi dati del Sole 24 Ore con cautela: «Ho sempre creduto – inizia – che la Provincia di Massa Carrara fosse un territorio diviso in tre realtà differenti, tre prime donne: la Lunigiana, il capoluogo di Massa e Carrara. Nessuna di queste tre realtà è mai riuscita però a caratterizzare in maniera uniforme la provincia. Il dato, che ci vede al 72esimo posto nella classifica generale per qualità della vita, da noi non è organico. E quindi non è di semplice lettura. Un problema – continua Volpi – che ci portiamo dietro da decenni e che non ci aiuta a capire veramente come si vive a Massa Carrara, perché per le statistiche siamo considerati un sistema integrato, ma siamo, invece, tre realtà completamente diverse. Detto questo, però, alcuni indicatori sono abbastanza chiari: la crisi c’è ancora, il lavoro manca, come mancano gli investimenti; facciamo fatica ad entrare nel sistema Toscana e i nostri dati sono spesso molto più simili a quelli delle province di centro-sud, che non a quelli del nord. Non siamo competitivi, non investiamo sui giovani. Il dato sulla cultura va letto bene: siamo al 17esimo posto perché apriamo librerie e perché ancora puntiamo su luoghi di aggregazione e ritrovi, che hanno costruito negli anni una rete rimasta vitale, ma siamo quasi ultimi quando si parla di spesa degli enti pubblici per la vera cultura, teatri, cinema, musei e arte. Insomma, non brilliamo in nessun settore, non abbiamo un capoluogo capace di fare da traino agli altri Comuni e non c’è integrazione tra territori. Una risposta a questo la politica può darla e quando eravamo al governo della città di Massa noi ci abbiamo provato. Bisogna creare integrazione tra le nostre diverse realtà e ragionare per area vasta, anche perché oggi le province non sono più le aree geografiche di riferimento di una volta. Un tempo condizionavano e coordinavano le scelte politico- economiche, oggi hanno profondi limiti strutturali, amministrativi e politici. Se ti frammenti e ragioni su base comunale sei perdente in partenza».
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